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11 ago 2010

CHIARA MORONI "Via dal gregge di Papi: e ora mi massacrano"


di Luca Telese

Gli ultimi incredibili attacchi sono venuti ieri, a Radio 24, da Lucio Barani, il sindaco di Aulla, quello che pianta cartelli per dire che il suo è un "comune de-dipietrizzato". La scelta di Chiara Moroni di iscriversi al gruppo di Futuro e Libertà, secondo il deputato pidiellino è "il gesto di una ragazzina capricciosa che non sa cosa sia la politica", il "frutto di un innamoramento con un amministratore del gruppo L'Espresso che l'ha spinta a cambiare schieramento". Commenti altrettanto duri arrivano da Libero ("Ha tradito papà e papi"). E poi dai deputati pidiellini, come Iole Santelli ("Ha campato dieci anni sul nome di suo padre") da tanti ex socialisti che le danno, nella migliore delle ipotesi, della "traditrice". Così l'interessata respinge al mittente, e ricorre a una nuova categoria politica: "Siccome non sono una ingrata non smetterò mai di nutrire un legame di riconoscenza personale nei confronti di Silvio Berlusconi. Ma quello che non posso sopportare è la sottocultura macho-berlusconiana e maschilista di molti suoi adepti".
Onorevole Moroni, a una settimana dalla sua dissociazione continua il tiro a segno contro di lei, perchè?
Non lo so. Mi sto rendendo conto che il mio discorso è arrivato a persone diversissime e lontane. Quel giorno ho scaricato due pile di cellulare per rispondere ad elettori e dirigenti di ogni parte d'Italia che mi volevano essere vicini, tutt'ora mi scrivono".
Si sente un simbolo?
Per carità. Però mi stupisce la volgarità che accomuna questi attacchi. Se si prova a scavare, sotto la superficie di queste parole, si avverte un incredibile sottofondo di misoginia. Attenzione: politicamente è legittimo sollevare qualsiasi critica.
Che cosa non accetta quindi?
L'idea che siccome sono donna devo essere fragile, sprovveduta, oppure una poveretta soggiogata da qualche maschio seduttore.
Il presunto amante che l'ha portata fuori dal Pdl....
Ma scherziamo? Sì, la mia è una scelta dettata dal più grande amore della mia vita: la politica.
Immaginava di subire un attacco di questo tipo?
Non avevo abbastanza fantasia. Mi avessero detto che ero stata condizionata dal fatto di essere l'amante di Bocchino mi sarei stupita meno. Mai sottovalutare la forza delle maldicenze.
Persone che hanno lavorato con lei per anni ora la tratteggiano come una novizia...
Il che mi fa sorridere. Faccio politica da quando a 15 anni mi sono iscritta alla Federazione socialista. Ascoltavo le relazioni di Luca Iosi quando alcune di queste fanciulline che oggi mi criticano non leggevano ancora i giornali...
I suoi primi ricordi politici?
Sono ancora nella Prima Repubblica, ahimé: nel 1990 mi mobilitai per le elezioni comunali. Il Psi riuscì ad eleggere, ancora non c'era il voto diretto, il sindaco Panella. Nel 1992 mi gettai con entusiasmo nella campagna elettorale di mio padre.
Quanti partiti socialisti ha attraversato?
(ride) Non sia malizioso....'Solo' tre. Il Psi, il Ps, il Nuovo Psi. Però è vero che ho perso il conto delle scissioni....
La prima candidatura?
Doveva essere alle Europee del 1999. Avevo già firmato l'accettazione, ci fregarono le firme. Poi sono stata eletta nel 2001.
Lei si sentiva meno vincolata in Forza Italia che nel Pdl, perchè?
E' un fatto. In Forza Italia mi sono distinta decine di volte dalla posizione ufficiale senza sanzioni. Guardi cosa sta succedendo adesso!
Come se lo spiega?
Io credo che la nascita del Pdl abbia segnato un passaggio da un fisiologico tasso di leaderismo, ad una visione cesaristica e iper-carismatica del partito. Nei quadri dirigenti si è diffusa l'idea che chi dissente mette in pericolo la stessa identità del Pdl.
Mi faccia un esempio.
Quando annunciai che non avrei votato per il conflitto di attribuzione del Parlamento sul caso Englaro, vennero da me alcuni dirigenti a dirmi che non potevo permettermi quel gesto da vicecapogruppo.
La accusano di essersi aggregata ai finiani ma in realtà sulla bioetica, lei ha iniziato a dissentire prima di loro.
Dal punto di vista cronologico è così. Non votai la legge 40, che considero un'aberrazione, nel 2002. Ho votato in dissenso sull'omofobia nel 2008. Ero contraria ai Dico solo perchè erano troppo blandi, infatti ero una sostenitrice dei Pacs. Ho presentato proposte di legge per il riconoscimento delle unioni di fatto.
Perchè non è rimasta da dissidente?
Perchè si sono ristretti tutti gli spazi. Dopo l'ingresso di An, il Pdl è entrato in cortocircuito in un clima da congresso permanente e caccia alle streghe.
L'ha indignata quel titolo di Libero su Papi e papà?
Mi ha ferita. Conosco bene Maurizio Belpietro e non mi aspettavo un attacco così. Vede, io ho avuto un rapporto politico con Berlusconi, nessun rapporto con Papi. Curiosamente Libero non si accorge di insultare tutte le deputate del Pdl, sottintendendo che debbano essere frequentatrici della Certosa. Pensino a quelle donne!
Il tradimento più drammatico che imputano è quello di suo padre...
Nessuno può ergersi a custode unico della memoria di mio padre, nemmeno io. Mio padre, politicamente, è un simbolo politico per tutti i socialisti, non è una bandierina del Pdl.
Perchè tanti ex socialisti la chiamano in questi giorni?
Leggono il mio gesto come una manifestazione di autonomismo rispetto all'annessione delle culture di centrodestra del Pdl.
E Barani?
Poveretto. Di lui mio padre non sapeva nulla. Chiunque mi conosce sa che io decido con la mia testa.
La colpisce questa campagna?
Non solo per quel che riguarda me: tutta la battaglia contro i finiani è condotta sul piano della delegittimazione personale. Non sarà un segno di debolezza politica?
Produce effetti, però.
Oh sì! Ho imparato sulla mia pelle che quando si infila il fango nel ventilatore nessuno può sapere dove finiscono gli schizzi.
Se avesse voluto difendere la sua poltrona...
....Sarei rimasta nel Pdl. Ma sono contenta di aver rischiato. Per me la politica non è un mestiere a posto fisso, ma un luogo in cui si agisce in nome delle idee e delle passioni ideali.
Il messaggio più bello che ha ricevuto?
Un amico mi ha inviato un detto arabo: 'Gli uomini coraggiosi fanno politca. Gli altri ne parlano'. Mi piacerebbe coniugare questo proverbio al femminile. Qualunque cosa accada, non sono stata nel gregge, ho fatto le mie scelte.

10 ago 2010

FINI SOTTO ATTACCO - IL TAM TAM DI B: "ORA VADA VIA"


Bocchino: basta con la campagna mediatica del “Giornale
di Sara Nicoli

Come se mancassero i ripetitori della voce del governo. A Berlusconi, però, non bastano mai. E così, ieri, ha lanciato un appello ai suoi Club delle Libertà per una “mobilitazione permanente, per diventare megafono dell’azione del governo sul territorio” e contrastare, in questo modo, “I DISFATTISMI E I PERSONALISMI DI CHI ANTEPONE I PROPRIO PARTICOLARI INTERESSI AL BENE DI TUTTI, AL BENE DEL PAESE”. Si salvi chi può: il premier è già in campagna elettorale e non lascerà nulla di intentato per restare dov’è adesso, con un occhio sempre vispo verso il Quirinale. Ce l’ha con Fini, il Cavaliere, e questo scontro con la terza carica dello Stato è di fatto appena cominciato. Berlusconi non lo dice mai direttamente, ma lo fa dire, appunto, ai suoi megafoni (come Daniele Capezzone) che sarebbe giusto che “Fini si dimettesse” per via di quel pasticcio della casa a Montecarlo che, dal punto di vista del Cavaliere, lo hanno messo nella stessa condizione di Scajola. I fedelissimi del presidente della Camera chiedono al premier di smentire la richiesta di “licenziamento”, la guerra continua. Con nuovi capitoli in vista. Il Capo pensa a come far fuori cofondatore, anche aggiungendo al prossimo documento programmatico (su cui chiederà la fiducia a settembre) un elemento che possa mettere all’angolo i finiani (sarà senz’altro un tema etico). E ha chiamato le truppe a raccolta. Come ai bei tempi di Forza Italia, nel ’94, quando Angelo Codignoni e Fedele Confalonieri gli regalarono un’Italia piena di piccole aggregazioni nate nel suo nome. Lo schema è lo stesso di allora. “Abbiamo agito bene, ma bisogna comunicarlo – ha scritto ieri Silvio sul sito dei Club – è necessario far conoscere questi provvedimenti a tutti gli italiani. Dovremmo riuscire a collocare in ogni piazza degli 8100 comuni della nostra Italia un nostro banchetto, un nostro gazebo e nostri sostenitori che spieghino quanto il governo è riuscito a realizzare. Sarà il più grande porta a porta mai realizzato in Italia”.
Ombre quotidiane
Ma la vera partita non si giocherà sui pianerottoli. Sarà, invece, soprattutto la Camera il palcoscenico dello scontro. “Il fatto che Berlusconi giochi d’anticipo sulla campagna elettorale – sostiene il finiano Italo Bocchino – a noi va benissimo, ma basta con la campagna mediatica contro Fini del Giornale”. Su cui Carmelo Briguglio, altro finiano, ha avanzato anche dubbi pesanti (“servizi deviati contro Fini?”) argomentando che una delle firme del quotidiano di Feltri (Massimo Malpica Orabona) è omonimo di “un notissimo direttore dei servizi segreti al tempo coinvolto nell’affaire dei fondi neri Sisde e poi condannato da un tribunale della Repubblica? E’ una coincidenza, un’omonimia o una parentela?”. “La cosa – commenta Massimo Malpica (nipote appunto di Riccardo Malpica), che con Gian Marco Chiocci ha firmato l’inchiesta su Montecarlo – mi fa sorridere”. Anche su quel fronte, tuttavia, il logoramento non potrà andare avanti a lungo. A quanto apprende il Fatto, Berlusconi vorrebbe riottenere la fiducia sul nuovo documento programmatico (composto di quattro punti fissi “non sindacabili” per dirla con Frattini) ma poi andare a caccia dello scontro frontale con Fini ed ottenere lo scioglimento delle Camere entro gennaio, in modo da votare a marzo.
La strategia per gennaio
Berlusconi vuole arrivare a quel momento con le sue truppe corazzate a pieno regime e lo schieramento totale di tutte le tv. L’ipotesi di urne anticipate, però, fa nicchiare Roberto Maroni, che tuttavia non le considera neppure un gran problema. “Non sono contento di andare alle elezioni – ha detto il ministro dell’Interno intervistato dal settimanale A, - ma se i finiani dovessero ancora votare come l’Udc allora significherebbe che sono passati dall’altra parte. Non ci sarebbe altra scelta”. I sondaggi, però non disegnano una situazione tranquilla. Il “terzo polo” di Fini, Casini e Rutelli è dato tra il 10 e il 20%. E anche se Maroni sostiene di fidarsi di più “del naso di Bossi”, i sondaggisti sono concordi: si dovesse andare al voto domani, vincerebbe di nuovo il Cavaliere. Addirittura, Nicola Piepoli vede il fronte del centrodestra attestarsi sul 50% del voti, e ricorda che in Italia “le elezioni non si vincono con il 51% ma, abbondantemente, con il 46-47%”. Con lo strappo dei finiani e la creazione di Fli, Piepoli vede un vantaggio per il centrodestra nel suo complesso, quantificato in un +2%: “Voti in uscita dalla sinistra che vanno a Fini, voti persi dal Pd, dall’Idv, e dall’estrema sinistra”. La solita storia, dunque: tutto cambi, perché niente cambi.

DA CHE PULPITO


di Antonio Padellaro
Gianfranco Fini non è certo il nostro politico preferito. Troppi saluti fascisti quando era l'allievo prediletto di Almirante. Troppi sì per troppi anni sulle leggi ad personam e su ogni altra vergonga escogitata per favorire il capo. Troppo repentina la sua conversione ai valori della laicità e della legalità per non sembrare sospetta, ma va bene lo stesso. La voglia di tirannicidio di un delfino invecchiato nell'attesa non ci convince. E, contrariamente a certi strateghi della domenica non pensiamo affatto che il nemico del nostro nemico debba per forza essere nostro amico. Diciamo poi che sulla famosa casa di Montecarlo il presidente della Camera ha aspettato troppo prima di chiarire. Non si capisce perchè visto che la faccenda dell'eredità Colleoni era di pertinenza degli amministratori di An. Piuttosto esperti, a quanto pare, in società offshore. Vero, infine, che i cognati uno non se li sceglie ma qualche contromisura nei confronti dello sgomitante Tulliani non avrebbe guastato. Detto questo è del tutto grottesco che la morale Fini se la senta fare da personaggi dediti a coprire le malefatte del nuovo padrone. Si resta incantati dallo sdegno di Capezzone (uomo tutto di un pezzo che passò tutto d'un pezzo dai Radicali a Berlusconi) nel pretendere, con insulti a raffica, le "immediate" dimissioni della terza carica dello Stato. E che dire di La Russa "che segue con tristezza la vicenda della casa di Montecarlo". La stessa intensa commozione che gli ha serrato le mascelle quando il Caimano ha decretato l'espulsione dal Pdl dell'"amico Gianfranco". Quello stesso Gianfranco senza il quale forse, chissà, il prode 'Gnazio non avrebbe mai passato in rassegna le truppe come sognava da bambino. E che dire delle folgoranti carriere del vari Gasparri e Matteoli, un dì colonnelli sull'attenti e che adesso fanno a gara nel prendere le distanze dal reietto? I colleghi del Giornale hanno il merito dello scoop monegasco. Ed è comprensibile che non mollino l'osso bastonando per pagine e pagine l'avversario del loro amato proprietario-premier. Sarebbe stato bello se la stessa appassionata foga per le notizie l'avessero dimostrata un anno fa quando di un certo personaggio si parlava soprattutto per le intense frequentazioni con ragazze a pagamento (per non parlare delle feste di compleanno di adolescenti appena sbocciate). Lo stesso personaggio che adesso si mostra corrucciato per tanta decadenza dei costumi. O che forse si sente deluso dall'ex numero due: e che cavolo, farsi beccare solo per un appartamento da trecentomila euro.......

da Il Fatto Quotidiano

6 ago 2010

RISPOSTA DI ANTONIO DI PIETRO A PAOLO FLORES D'ARCAIS


DI PIETRO: IL PD NON CI STA. MEGLIO LE URNE
Scendiamo dalle nuvole. Nessuno toglierà B.”
Sul Fatto Quotidiano di ieri, Paolo Flores D’Arcais ha scritto un appello diretto ad Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, in cui chiedeva loro, alle condizioni date, di lavorare per un governo di transizione che mettesse mano al conflitto di interessi e alla legge elettorale. Unico modo, argomentava, per togliere a Silvio Berlusconi la possibilità di condizionare in maniera così pesante la vita pubblica nel nostro Paese. Ben sapendo della difficoltà di intraprendere una strada così “utopistica”, Flores rilanciava l’idea di una grande manifestazione di piazza, sul modello di quella che portò a Roma i cittadini dei “girotondi” e quelli del “Popolo Viola”, per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi dalla Presidenza del Consiglio. Oggi ospitiamo la risposta di Antonio Di Pietro.

di Antonio Di Pietro

Caro Flores, rispondo all’appello che hai rivolto a me e a Vendola. Tu condividi con noi la necessità di andare alle urne per mandare a casa Berlusconi e il suo governo. Giustamente, però, fai notare che se non si realizzano prima “due condizioni minime” (parole tue), ovvero “modificare l’attuale legge elettorale “porcata” e togliere a Berlusconi il controllo totalitario dell’informazione”, sarà molto difficile, se non impossibile, poi vincere le elezioni.
Tu stesso, inoltre, fai notare che, fino a quando Berlusconi sarà al governo e avrà una maggioranza che lo sorreggerà, è inimmaginabile che il Parlamento possa emanare una nuova legge elettorale più democratica e plurale dell’informazione libera e privata.
L’UTOPIA E LA LOTTA
Tu stesso, quindi, per sfuggire a questa ferrea morsa, proponi l’avvento di un “governo provvisorio” o “governo di lealtà istituzionale” (come lo chiami tu) composto da personalità non della politica (e quindi non parlamentari e non appartenente a partiti) che si sostituisca all’attuale governo berlusconiano ed emani leggi che soddisfino le suddette due “condizioni minime” per andare alle elezioni.
Tu stesso, infine, ti sei accorto che la proposta da te avanzata è a tal punto “utopistica” (ancora parole tue) da ritenere che l’unica strada praticabile ora sia, in realtà, “una proposta di lotta” (sei sempre tu a parlarne), ovvero “una grande manifestazione nazionale per fine settembre che chieda elezioni democratiche, fuori Berlusconi, governo di pluralismo televisivo, nuova legge elettorale”.
Insomma, un’altra manifestazione come quella del 2002 a Piazza Navona con Nanni Moretti o quella del 2009 per il “No B. day).
Tutto qui? Mi verrebbe da dire.
Sia chiaro, sono d’accordissimo con te: sia per quanto riguarda l’analisi che la proposta. Sono a tal punto d’accordo con te che mi impegno qui per iscritto, nero su bianco, ad essere anch’io, e tutti noi dell’Italia dei Valori, della partita, pronti a mobilitare tutte le nostre strutture organizzative (e i due milioni ed oltre di firme raccolte per i 3 referendum – acqua, nucleare e legittimo impedimento – stanno lì a dimostrare la forza della nostra organizzazione). Siamo pronti a tappezzare il Paese con manifesti per denunciare le nefandezze berlusconiane (cosa che, peraltro, stiamo già facendo). Siamo pronti a investire ulteriormente nella comunicazione in Rete (da settembre partirà una Web Tv dell’Italia dei Valori). Siamo pronti a girare (lo sono anche personalmente e col megafono in mano), per tutte le piazze e i mercati d’Italia per “chiamare alle armi” il popolo democratico per una nuova grande manifestazione.
SOGNO E REALTA’
Detto questo, però – e con il rinnovato impegno a farlo per davvero – scendiamo entrambi dalle nuvole e rimettiamo i piedi per terra:
1) Non esiste, e non potrà mai esistere, una maggioranza parlamentare che in questa legislatura abbia il coraggio di smarcarsi da Berlusconi per varare le due “condizioni minime” di cui tu parli;
2) Non esiste, e non esisterà mai, una maggioranza parlamentare disposta a dare la fiducia ad un governo di “lealtà istituzionale” formato da altissime personalità tecniche non provenienti dalla politica. Piaccia o non piaccia è così e non sarà certo una manifestazione pubblica in più a far cambiare idea ai mestieranti della politica che infestano il Parlamento.
3) Non esiste, e non può esistere, la possibilità che si realizzi un’inedita coalizione politica elettorale che veda insieme la destra di Fini e la sinistra del Partito democratico. Gli elettori di entrambi gli schieramenti li manderebbero a quel paese. La storia è storia e non si può scherzare con formule e formulette, calpestando i ricordi e le sofferenze;
4) Non esiste, e non può esistere, che l’attuale classe dirigente del Partito Democratico si unisca a noi dell’Italia dei Valori, o alla Sinistra e Libertà di Vendola, per fare squadra insieme. Lo ha ripetuto Letta l’altro ieri e lo ha ribadito D’Alema ieri. I maggiorenti del Pd vedono me e Vendola come fumo negli occhi e, se potessero, ci farebbero fuori prima e peggio di Berlusconi. Il Pd sta lavorando per costruire una nuova coalizione con L’Udc e con la resuscitata “balena bianca”, e ha già risposto picche alla mia proposta di costruire con L’IdV la coalizione del centrosinistra. A Vendola faranno di peggio: renderanno un inferno la sua attività di governatore della Puglia, anche se, ovviamente, negheranno e smentiranno sdegnati. Senza contare quel che hanno fatto e faranno a Luigi De Magistris che non considerano della famiglia del centrosinistra solo perché ha fatto il suo dovere fino in fondo. Così stando le cose, non ci resta altro da fare che rimboccarci le maniche e intanto partire da soli nella costruzione di un’inedita coalizione.
Oggi va bene anche una nuova manifestazione di piazza, ma per domani dobbiamo unire “le forze dei non allineati”, quelle della società civile, della Rete, magari anche dei “grillini”, soprattutto dobbiamo parlare al “popolo” – sia della sinistra che della destra – per far capire che la loro classe dirigente li sta tradendo e li sta usando. Dobbiamo far sapere che Fini e i finiani non sono credibili perché hanno rotto con Berlusconi in nome della legalità e poi si sono alleati con Cuffaro e Lombardo e non hanno votato la sfiducia a Caliendo. Dobbiamo far sapere che i maggiorenti del Pd, pur di non aver tra i piedi me o Vendola, si stanno “accasando” con Casini, Cuffaro, Lombardo e una miriade di altri personaggi impresentabili per la loro storia personale e politica. Dobbiamo parlare anche al popolo del Nord per denunciare la grande truffa mediatica dei dirigenti della Lega che i fine settimana fanno i gradassi a Pontida e durante la settimana a Roma, si spartiscono le poltrone e le prebende come e peggio della Prima Repubblica.
LE REGOLE E IL GIOCO
Insomma e in conclusione: è inutile cercare di cambiare da dentro le regole del gioco (legge elettorale, conflitto di interessi o pluralità dell’informazione). Non lo faranno e non ce lo faranno fare. Meglio attrezzarci da subito con una “coalizione alternativa” di nuovo conio per essere pronti ad affrontare le elezioni quando ci saranno, anche a costo di andarci con le attuali “regole capestro”, piuttosto che sognare coalizioni di “lealtà costituzionale”, come utopisticamente e genuinamente le hai chiamate tu, o di “responsabilità nazionale”, come furbescamente le ha definite Casini con il chiaro scopo di andare lui al governo al posto di Berlusconi, cosa che molti del Pd sembrano già disposti a barattare, come hanno fatto per Vietti al Csm.
Per intenderci, caro Paolo, questa coalizione è già nei fatti.
E del Pd che ne facciamo, dirai tu.
Non tutto è perduto. I maggiorenti del Pd conoscono solo la legge del più forte e noi dobbiamo sfidarli proprio su questo campo. Lavoriamo da subito alla costruzione di questa “coalizione alternativa” e vedrai che la “paura” di essere affiancati e superati da forze più fresche e più risolute li porterà a più miti consigli. Anche loro sanno, come tutti noi dobbiamo sapere e avere ben presente, che è prioritario, per il bene del Paese, liberarci del clan piduista che fa capo a Silvio Berlusconi. Quindi dobbiamo tutti rassegnarci a convivere tra noi per arrivare all’obiettivo. Alla fine, arriveranno, speriamo non a tempo scaduto, anche i pachidermi del Pd.

5 ago 2010

LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

Lettera del figlio di un operaio:


Ero tornato da poche ore, l'ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l'ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L'ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L'ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L'ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l'università.
L'ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L'ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l'età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l'aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su " La Stampa" di Torino, ho letto l'editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell'esposizione del professore, i "diritti dei lavoratori" diventano "componenti non monetarie della retribuzione", la "difesa del posto di lavoro" doveva essere sostituita da una volatile "garanzia della continuità delle occasioni da lavoro", ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del "tempo libero in cui spendere quei salari", ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l'aria.
Sono salito sull'auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
Sono corso a casa dei miei genitori, l'ho visto per l'ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.
Odorava di dignità.

PARLA CHIARA MORONI FIGLIA DELL'ESPONENTE PSI SUICIDA DURANTE MANI PULITE

4 ago 2010

ALDO BUSI: “HANNO AFFLOSCIATO LA SINISTRA”



Altro che questi qui, servirebbe Fini.
B? Il suo è un potere impotente


di Luca Telese
La sinistra ormai sembra senza futuro. Mi rendo conto che potrebbe stupire qualcuno, ma l’unica speranza di chi vorrebbe in Italia qualche diritto e un sistema di regole di respiro europeo ha il nome di Gianfranco Fini”. Premessa. Sentendolo parlare di politica alla Zanzara, su Radio 24, ieri, ero rimasto folgorato. Infatti Aldo Busi, “il più grande scrittore italiano vivente” (auto definizione storica che ormai nessuno può rifiutarsi di sottoscrivere) è convinto che la svolta del leader di An sia credibile anche per un progressista libertario come lui. Ed è convinto anche che l’unica possibile chiave di interpretazioni delle leadership politiche risieda nel retroterra erotico della politica.
- Busi, lo ammetta. Sentirla parlare male del Pd e bene di Fini è una cosa che non può non stupire…
Sa, il trauma risale al giorno delle elezioni. Ero pronto ad andare a votare Pd, quando sento questa terrificante dichiarazione di Bersani: “Sono contrario al matrimonio fra omosessuali”.
- E la cosa l’ha sorpresa?
Oh sì. In primo luogo perché era inutile, non glielo chiedeva nessuno. Poi perché non aveva senso dirlo: nemmeno La Russa direbbe una cosa così e infatti non l’ha mai detta. Sono affermazioni talmente stupide che si giustificano solo con il bisogno di ossequiare le gerarchie ecclesiastiche.
- Pensa davvero che fosse quello l’obiettivo?
Ma certo. Dentro di me ho pensato: ma che cazzo vai a dire” Non ho più votato.
- Però ad essere rigorosi, anche Fini disse delle famosissime frasi contro i maestri omosessuali
Frasi orribili. Però in un altro secolo. Non le scuso e non le dimentico. Ma non intendo nemmeno inchiodare Fini al suo passato.
- No?
Ma no! A me oggi interessa il presente e, se possibile, il futuro. E sa cosa le dico? Che conta il percorso di Fini negli ultimi anni: il viaggio in Israele, la rottura sulle leggi razziali, le posizioni avanzate sulla bioetica e sui diritti civili che mi fanno intravedere la possibilità di una destra moderna e finalmente europea.
- Insomma, Fini convince.
Pensi: non pretende di pontificare sulla religione, sulla vita di Eluana Englaro, vuoi per calcolo o vuoi per astuzia, ha fatto un percorso inverso a quello dei dirigenti democratici. E poi…
- Cosa ancora?
E’ stato l’unico dentro il Pdl a dare bacchettate al Vaticano ricordandogli che non deve intromettersi nelle vicende dello Stato italiano. Parole sacrosante.
- Lei sostiene che potrebbe addirittura votarlo.
E perché no? Se Fini avrà un anno di tempo potrà addirittura raggiungere il 12%.
- Torniamo alla sinistra. Lei un anno fa disse: la destra è femmina, la sinistra è maschile. Ovvero: piena di dubbi, ossessionata come il maschio dalla paura di non essere abbastanza virile.
E’ così vero che le lancio questa provocazione. Io ho un problema: i leader della sinistra non riesco a immaginarmeli mentre fanno sesso. Prodi, Veltroni, Franceschini, sembrano sempre asessuati, flosci, più vecchi della loro età, non seduttivi.
- Addirittura…
Mi perdoni la brutalità, ma lei riesce ad immaginarsi Veltroni che monta una donna? Io no. Fanno figli, certo, solo per adattarsi alla domanda di presentabilità sociale che chiede ad un politico di esibire uno straccio di famiglia.
- Eppure lei non ha cambiato le sue idee.
Io sono e resto profondamente, intimamente di sinistra. Ma sono deluso da questa sinistra senza carisma, passione.
- Non le piace neanche Vendola, è così?
Sono rimasto deluso da una sua dichiarazione: quella secondo cui sarebbe un omosessuale morigerato. E’ come una sorta di excusatio non petita. Cosa vuol dire? Che gli altri omosessuali sono non-morigerati? O che lui ha un partner fisso e gli altro? Forse è condizionato dal suo dichiararsi continuamente cattolico. Salvo il rapporto con i minori e il ricorso alle prostitute, la sessualità è un fatto squisitamente personale.
- Anche Fini si presenta come cattolico.
Sì, ma con un tono di modernità per cui questo aspetto non è dirimente. Piace infatti alla piccola borghesia del Nord, agli imprenditori che hanno bisogno di legalità e di regole di mercato. E invece finchè ci sarà il berlusconismo è chiaro che per qualsiasi appalto ti devi rivolgere all’amico dell’amico.
- Lei dice che non le interessa la sessualità privata dei politici, però su quella di Berlusconi ha detto parole di fuoco.
Ho detto che escludevo l’abuso sui minori, contro cui combatto una battaglia trentennale, e l’uso delle prostitute. Proprio ieri, rileggendo i verbali della escort Terry De Nicolò a Palazzo Grazioli, ho trovato un’altra traccia di questo, nella storia di Berlusconi.
- Provo a provocarla: un libertario come lei censura una scelta privata?
Perché la leggo come un indizio terrificante di decadenza. E perché vedo in questo tentativo di ridicola esibizione erotica, la speranza di usare la leva consunta del sesso, per rafforzare quella traballante del potere. Siamo dalle parti di Morte a Venezia e di Thomas Mann…
- Addirittura.
Ma scusi, un uomo di 73 anni ancora schiavo dell’illusione del virilismo! Siamo nel ridicolo e nel grottesco.
- Una invettiva.
Mi fa pena, mi fa tristezza. Vede, io sono un uomo ancora bello, ma anziano…E’ una cosa che intenerisce e deprime che un vecchio ceda alla tentazione senile dell’efebo e della giovinetta.
- Nel caso di Berlusconi si parla di giovinette, non di efebi.
E’ lo stesso! Anzi, è peggio. Questa non è una visione della femminilità. E’ la sublimazione del decadimento nella speranza di una giovane vita. Quelle sono donne che si fingono donne per mestiere.
- Eravamo partiti dalla politica siamo finiti al sesso.
E’ inevitabile. Perché in tempi di decadimento morale e intellettuale, il sesso resta l’unico sostrato possibile della politica. L’unica chiave che aiuta a capire qualcosa.
- E cosa si capisce?
Che il potere, soprattutto il potere di Berlusconi, esibisce virilità per nascondere debolezza. E’ un potere impotente.
- Sono incantato, prosegua.
E’ una perversione che conosco, il cannibalismo del sesso. Più mangi e più hai fame. Ma quelle donne cannibalizzate dal Cavaliere non sono donne, sono fantasmi. Vede, se io penso a una donna con cui potrei fare sesso mi immagino una farmacista, una panettiera, la vita…Non puttane che per soldi si fingono donne e vi vestono da catechiste pervertite.
- Lei ha dato dell’impotente al premier.
Non è un’ingiuria. Lo sono pure il. Il sesso come esercizio ginnico ormai mi annoia. L’erotismo è il fallimento della sessualità. E l’erotismo delle damine bianche di Berlusconi è un erotismo per vecchi satiri di bocciofila.
da IL FATTO QUOTIDIANO
nella foto: ALDO BUSI