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5 lug 2010

SEGNALAZIONE DEL NOSTRO BLOG AL FATTO QUOTIDIANO


Questo è il messaggio scritto al Fatto Quotidiano Beta che ci chiede di segnalare i nostri blog. FATTO! ;-)))

vorrei segnalare lo "stronzario", il mio blog, uno fra i tanti che fa da eco alla vostra voce, una voce molto forte che con le vostre firme e forme giornalistiche impeccabili, fa onore a chi vi pubblica.
In questo periodo traballante, incerto e di cialtronesca classe politica, più si crea compattezza tra gli onesti e più si fa fronte comune contro la loro corruzione e impunità, più abbiamo la possibilità di portare una ventata di chiarezza in queste menti obnubilate dalle "stronzate" del premier e della sua cricca.


annagiù

4 lug 2010

TI PICCHIO MA SOLO UN PO’



di Silvia Truzzi
Leggere con attenzione la seguente storia, come si fa con le avvertenze dei farmaci (gli effetti collaterali sono particolarmente spiacevoli).
Sandro F. era stato condannato in primo grado dal tribunale di Sondrio, nel settembre 2005, e anche la Corte d’appello di Milano nell’ottobre 2007, lo aveva ritenuto colpevole di maltrattamenti ai danni della moglie Roberta B.
Pena: 8 mesi di reclusione con le generiche.
Motivazioni della corte d’appello: “la responsabilità dell’imputato era provata sulla base di sue stesse ammissioni, anche se parziali, e sulla testimonianza di medici, conoscenti e certificati medici, da cui si ricavava una condotta abituale di sopraffazioni, violenze e offese umilianti, lesive della integrità fisica e morale” della moglie sottoposta a “continue ingiurie, minacce e percosse”.
Sandro F. decide di appellarsi alla Suprema Corte in cerca di giustizia. E finalmente la trova. Perché “i fatti appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell’arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sé integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione necessaria alla configurazione del reato di maltrattamenti”. Ciliegina sulla torta: “La condizione psicologica di Roberta B. per nulla intimorita dal comportamento del marito, era solo quella di una persona scossa, esasperata, molto carica emotivamente”.
Condanna annullata.
E’ tutto vero, come il caldo che in questi giorni è piombato sulla capitale e sui cervelli di chi ci vive e sentenzia. Se per caso sei una donna equilibrata e forte, due ceffoni te li puoi anche prendere. Senza “intimorirti”, al massimo ti esasperi un po’. E’ assai curioso che per definire l’esistenza di un reato e quindi la colpevolezza (soprattutto in caso di violenza) si utilizzi l’atteggiamento psicologico della vittima: l’elemento soggettivo di norma riguarda chi il reato lo commette e NON CHI LO SUBISCE.
Ma sarà un caso di giustizia creativa, come quello dello stupro impossibile con i jeans.
Altrettanto stupefacente è che ingiurie, minacce e percosse – se si verificano in alcuni “limitati” episodi non siano giudicate gravi. Se ti picchio solo qualche volta – non proprio tutti i giorni come il famoso proverbio cinese – allora va bene. Altro proverbio “tra moglie e marito non mettere il dito”. Aggiornamento della cassazione: “nemmeno se lui alza le mani”.
IL MIO COMMENTO:
non ritengo sia necessario un commento aggiuntivo a questa vergogna giudiziaria.
(agb)

AUTO-BAVAGLIO…ANTI-BAVAGLIO



Di Marco Travaglio

Siccome grande è il casino sotto il cielo d’Italia, può persino capitare di trovare qualcosa di sensato sul Giornale: un commento di Littorio Feltri che ha il pregio di far riflettere tutti noi giornalisti che ci prepariamo allo sciopero contro la legge-bavaglio. “Allo scopo di protestare contro la prossima approvazione del bavaglio – scrive Feltri, pur contrario alla legge Alfano – ve lo mettete in anticipo e volontariamente. L’8 luglio sciopererete e i giornali non saranno in edicola. Fantastico. Per chiedere maggiore libertà, la negate del tutto a voi stessi e ai lettori. Non sapevo che il diritto di dare le notizie si difendesse non dandole”. Intendiamoci, il bavaglio è talmente vergognoso e demenziale che meriterebbe non uno sciopero, ma una serrata. Però l’obiezione di Feltri mette a dura prova il riflesso condizionato dei sindacati, Fnsi compresa, che ricorrono sempre e soltanto allo sciopero come se fosse l’unica forma di protesta. Già la manifestazione dell’altro giorno in Piazza Navona, peraltro sacrosanta, denotava un po’ di stanchezza, ripetitività e mancanza di fantasia. Il fatto poi che vi abbia aderito il Pd rendeva il tutto vagamente fasullo, visto che il bavaglio Alfano è figlio naturale e legittimo della legge Mastella, proposta dal centrosinistra e votata alla Camera nel 2007 da tutti i partiti, con soli 9 astenuti o non partecipanti al voto (Giulietti, Grillini, Nicchi, Cannavò, Zaccaria, Carra, De Zulueta, Poletti e Caldarola) e nessun contrario su 630. La Mastella, se possibile, era ancora peggio dell’ultima versione dell’Alfano: vietato pubblicare, anche parzialmente o per riassunto, tutti gli atti di indagine anche se non più coperti da segreto, fino al processo (l’Alfano, almeno, il riassunto lo consente per tutti gli atti, escluse le intercettazioni): per i cronisti, galera fino a 30 giorni o multe fino a 100mila euro; quanto agli atti del fascicolo del pm, top secret addirittura fino alla sentenza d’appello. A parte il sindacato, l’Ordine, L’Unione cronisti, il Giornale, L’Unità e Annozero, la grande stampa (anche le testate che oggi si fanno belle sul palco di Piazza Navona) dormiva sonni profondi, e così gli editori. Quando poi si andò alle urne, nell’aprile 2008, il programma elettorale del Pd al punto 4 (“Diritto alla giustizia giusta, in tempi ragionevoli”) prevedeva “divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia e di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini”. Il tutto per “tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali”. Dulcis in fundo, “sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali per renderle un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati”. Chi oggi marcia contro il bavaglio con chi ora lo combatte solo perché ha perso le elezioni non una bella figura. E non saranno un bello spettacolo nemmeno le edicole il 9 luglio, quando i lettori troveranno soltanto i giornali crumiri, cioè berlusconiani di destra (il Giornale, Libero, Il Tempo, il Foglio) e di sinistra (il Riformista). Bel risultato, non c’è che dire. Avvertito in anticipo, il Banana ne approfitterà per intensificare le vergogne l’8 luglio, ben sapendo che l’indomani ne parleranno (anzi, non ne parleranno) solo i suoi house organ. Per carità, non intendiamo rompere la solidarietà del fronte anti-bavaglio. Ma solo insinuare, finchè siamo in tempo, un piccolo dubbio negli amici della Fnsi: sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia autoimbavagliarci per un giorno? Non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare? Chi protesta contro il bavaglio lasciando campo libero ai trombettieri dell’imbavagliatore ricorda quel tale che, per far dispetto alla moglie, si tagliò…..bè, ci siamo capiti.
(da IL FATTO QUOTIDIANO)

IL MIO COMMENTO:
Se il centrosinistra avesse posseduto la stessa quantità di denaro dei conti correnti della maggioranza e i suoi dirigenti fossero stati tanto bravi quanto lo è stata la destra a conquistarsi per prima l’appoggio dei malavitosi ricambiandola con i loro innumerevoli voti elettorali, oggi dovremmo combattere semplicemente contro un altro colore politico, ma con le stesse leggi ad personam, con i bavagli, di cui Mastella è grande precursore, e forse anche con la stessa arroganza e l’identico menefreghismo che la destra dimostra quotidianamente nei confronti del “problema Italia” e dei suoi cittadini.
A questo punto non si tratta più di linea politica o di sani principi morali che tutti i partiti hanno ampiamente sostituito a dottrine mafiose basate su disonestà e malaffare, ormai le capacità e il successo si basano esclusivamente su “valori” immorali tipici di una filosofia malata, totalmente contaminata dalla corruzione e senza più alcuna via di scampo. L’unica soluzione possibile, affinchè il nostro Paese possa recuperare il terribile affossamento morale raggiunto da questa classe politica, credo sia il cambiamento generazionale, l’integrale avanzamento dei nuovi adepti, delle nuove idee che fanno dell’onestà il loro principio.
Dunque, lasciamo che i giovani non imparino troppo da questa generazione dalla quale hanno tutto da perdere, ma diamo loro massima fiducia e libertà d’azione per dimostrarci un’ integrità morale ancora assoluta impregnata di quei valori che hanno fatto grandi i nostri padri costituenti.

(agb)

3 lug 2010

CARO B. ORA E’ GUERRA


Patrizia D’Addario rivendica la sua presenza in piazza e svela nuovi particolari sul “bordello” di Palazzo Grazioli.
Di Beatrice Borromeo

Avete voluto la guerra? Adesso non ho più nulla da perdere. E ora parlo: Palazzo Grazioli non era solo l’harem di Berlusconi. Era un BORDELLO. Un gran puttanaio: basta dire che nel lettone di Putin, col presidente, ad un certo punto eravamo in quattro”.
Ci si aspettava di incontrare Patrizia D’Addario imbarazzata, forse anche pentita di aver partecipato alla manifestazione contro il bavaglio dove è stata contestata. E con molta voglia di togliersi qualche sassolino: “Questi sarebbero i paladini della libertà di stampa? Ma se conoscono solo la libertà di violenza, di insulto”.
- D’Addario, c’è rimasta male?
Certo, io sono stata l’unica a parlare e a dire la verità. Ho scoperchiato un sistema, e ora non ho nemmeno il diritto di andare in piazza? Mi hanno insultata in troppi, adesso tocca a me.
- Dopo un anno ha altre cose da svelare? Se sono vere perché le racconta solo adesso?
Fino a oggi sono stata troppo gentile. In questa storia sono stata l’unica a rimetterci: le altre ragazze sono state pagate per il loro silenzio. E’ quasi pronto il mio nuovo libro, e lì racconto tutto.
- Resta ancora qualcosa da dire con un significato politico aldilà dei dettagli piccanti di cui facciamo volentieri a meno?
Sì. Dirò chi ha preso le buste con i soldi, a fine serata. Farò anche il nome di un uomo molto, molto importante che era presente e che ha dato 500 euro a Barbara Montereale.
- Che fa i racconti a rate?
Mi hanno fatta arrabbiare. Mi hanno preso in giro sulla morte di mio padre, su mia figlia, hanno scritto che sono una “gonfia matrona che frequenta i cocainomani” pur sapendo che mi è esplosa la tiroide e che sono ingrassata per via dei medicinali. Ma Tarantini (rinviato a giudizio per spaccio di droga, ndr) andava a Palazzo Grazioli anche senza di me, sentiva Berlusconi tutti i giorni.
- E le ragazze che c’entrano?
Hanno fatto tutte le santerelline. Mi hanno insultata, additandomi come puttana e sostenendo di essere capitate lì per caso. Anche se alcune, come la Montereale, non erano nuove a quegli ambienti: BARBARA SI VANTAVA DI ESSERE ANDATA A LETTO CON UN DIRETTORE DI UN TG CHE LE AVEVA PROMESSO IN CAMBIO UNO SPAZIO TELEVISIVO. MA NON HA MANTENUTO LA PAROLA E LEI, PER VENDICARSI, LO SFOTTEVA IN GIRO PER LE SUE SCARSE DOTI AMATORIE.
- Non ha paura di ritorsioni?
Tutta questa pubblicità è la mia assicurazione sulla vita. Dopo che sono andata a Palazzo Grazioli, anche se non me ne rendevo conto, ho veramente rischiato grosso: due persone mi hanno buttata fuori strada con la macchina. Sono finita sull’altra corsia facendo un testacoda ma per fortuna la strada era vuota.
- Altre minacce?
Conservo delle registrazioni in cui, chiamandomi in albergo, mi dicevano: “Andiamo a scuola di tua figlia e la violentiamo”. Ancora non capivo cosa volessero da me. Poi, il 17 giugno 2009, ho consegnato i telefoni ai magistrati.
- Cosa sarebbe successo se non l’avesse convocata il magistrato?
Non sarei qui a parlare con lei.
- Com’è la sua vita oggi?
Vado in giro, faccio interviste, sempre gratis. Anche per i servizi fotografici non chiedo un euro.
- E come fa a mantenersi?
Avevo dei risparmi con cui la mia famiglia ed io siamo sopravvissuti quest’anno. Ma è chiaro che non basteranno in eterno, ora dovrò inventarmi qualcosa.
- Durante una puntata di “ANNOZERO” lei ha fatto una dichiarazione politicamente rilevante: Berlusconi sapeva che lei era lì in veste di escort.
Sì, e non ero l’unica. Ce n’erano altre.
- Il premier ha sempre negato, sostenendo che Giampaolo Tarantini pagasse le ragazze senza dirglielo.
Invece ne sono più che certa, basta vedere come si comportava. Quello che succedeva a cena era più spinto di quello che accadeva dopo, in camera da letto. C’erano le due lesbiche, lavorano sempre in coppia. Io ero l’unica ad avere le calze e il presidente, accarezzandole, mi diceva: “Che bella pelle hai”.
- Questo non dimostra però che sapesse di avere davanti delle escort.
Nessun uomo, neanche uno come lui, si comporterebbe così con ragazze normali.
- C’erano solo prostitute?
C’erano ragazze molto note. Hanno rilasciato interviste dicendo che non volevano essere relazionate a me. Però loro se ne sono andate entrambe le sere con le buste da 10.000 euro, io no.
- Qual’era l’età media?
La maggior parte era molto giovane, c’erano anche ragazze dei circoli “Meno male che Silvio c’è”, che poi hanno dichiarato che era una cena politica. Ma di politico non c’era proprio nulla.
- Era anche la sera delle elezioni di Barack Obama in America. Come ha commentato Berlusconi il fatto?
Guardi, non so se mi sono spiegata: il presidente aveva già deciso che voleva stare con me. Si godeva la cena. Di Obama non poteva fregargliene di meno.
- Quindi secondo lei erano tutte lì per le buste?
E per fare carriera. C’è chi ora lavora a Palazzo Chigi, o sta sempre in tv. Io invece ho rifiutato 20.000 euro in due sere: volevo altro.
- Il Residence. Ora sarà felice, ha avuto la concessione.
Non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale. I giornali l’hanno scritto ma io non ne so niente. E comunque sarebbe legittimo, anche perché ho già tutte e 5 le autorizzazioni richieste.
- Cosa blocca l’inizio del lavori?
Manca solo l’autorizzazione paesaggistica. E adesso che sono diventata famosa, sembra molto più improbabile che la mia pratica vada a buon fine.
- Questo residence è anche il motivo per cui si era fermata a dormire a Palazzo Grazioli?
Io non avevo chiesto niente a Berlusconi. E’ stato lui a parlarmene, a promettermi di occuparsene. Lui, tramite Tarantini, sapeva già tutto di me e della mia storia.
- E perché Berlusconi poi non ha mantenuto la promessa?
E’ stato questo l’aspetto insopportabile: me ne sono andata senza buste, dopo tutto quello che avevo fatto con lui, credendo di aver trovato il modo di sbloccare una pratica per cui mio padre si era suicidato. Invece nulla.
- Il premier ha anche finto di non conscerla.
Invece dovevano pure candidarmi alle Europee. Avevo dato il mio curriculum a Tarantini poi la moglie di Berlusconi, Veronica Lario, ha fatto casino.
- Tarantini le parlava delle altre candidature?
Mi parlava di Barbara Matera, che conosceva bene: era sicuro che l’avrebbero eletta. Poi, in altri contesti, raccontava di Noemi Letizia.
- Noemi? E cosa diceva?
Pure Giampi (Tarantini, ndr) era stupito per via della sua età. Ma Berlusconi non sta bene.
- Poi cos’è successo?
Hanno iniziato a boicottarmi. Ho fatto un’intervista con Monica Setta, a RAI2, e non è mai andata in onda. Dovevo partecipare a “Un giorno da Pecora”, su Radio 2, e quando già ero sotto il palco mi hanno bloccata: “E’ arrivata una telefonata dall’alto”, hanno detto. Alcune persone sono venute a propormi di creare società insieme. Ogni volta mancava solo la firma sul contratto, poi arrivavano le telefonate e tutti si volatilizzavano.
- Ha letto le intercettazioni di Trani? Il premier ha cercato di bloccare la sua partecipazione ad “ANNOZERO”.Sì, mi sono impressionata. Solo giornali e televisioni stranieri sono venute da me senza avere problemi.
- La legge bavaglio è anche detta anti-D’Addario perché limita le registrazioni, oltre alle intercettazioni. Che effetto le fa avere una legge che porta il suo nome?
Sono contraria. Una ragazza durante la presentazione di “Gradisca Presidente” (il primo libro della D’Addario , edito da Aliberti, ndr), mi si è avvicinata e mi ha spiegato che, grazie a me, aveva registrato e fatto arrestare il suo fidanzato che la picchiava. Se questa legge fosse già stata in vigore, la mia storia non sarebbe uscita. In futuro la prossima Patrizia D’Addario non avrà la possibilità di provare le sue accuse e passerà per una pazza. E poi è ovvio il motivo per cui fanno questa legge.
- E quale sarebbe?
Che il presidente non ha nessuna intenzione di smetterla con i festini.

2 lug 2010

LA MANIFESTAZIONE ANTI-BAVAGLIO A CONSELICE




Sono le otto e mezza di sera, il sole riscalda l’atmosfera e accanto al distributore alle porte di Conselice, il display che rileva la temperatura dell’aria, segnala ancora 32°.
E’ una serata tranquilla dai contorni caldi, e fuori poche persone passeggiano indisturbate verso le loro mete.
Un’auto davanti a noi, evidentemente ha il nostro stesso obbiettivo: trovare Piazza della Libertà di Stampa intitolata al monumento che espone una delle tre “pedaline” che avevano il compito di diffondere materiale di propaganda antifascista nella “Bassa Romagna”durante il regime.
E’ proprio lì che giungiamo e che ci accoglie con un’atmosfera quasi da festa paesana, la manifestazione contro la legge-bavaglio indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa italiana insieme all’Associazione Stampa dell’Emilia Romagna e al Comune di Conselice.
Sul palco organizzato per l’evento, si sono alternati alle performance musicali e alle brevi piece teatrali di piccole compagnie locali, gli interventi politici delle autorità comunali fra i quali Filipucci, primo cittadino del paese, per raggiungere l’apice culturale con l’ascesa sul palco di Ivano Marescotti e con l’intervento tanto atteso del Segretario generale della FNSI Franco Siddi che, dopo aver lasciato Piazza Navona a Roma dando inizio alla manifestazione nazionale Anti-bavaglio alle 17, non poteva esimersi dal portare il suo prezioso contributo in un paese, come Conselice, tanto importante e simbolico per la libertà d’informazione ritenuta unico dovere sacrosanto per un giornalista professionista come Franco Siddi.
Grandi onori e calorosi applausi da tutto il pubblico presente in piazza, al discorso accorato e sentito del giornalista sardo che ha focalizzato l’attenzione sulla resistenza che il popolo italiano sarà sempre più chiamato a rafforzare, se proseguirà il programma voluto dal presidente del consiglio, di mutilare la libertà individuale. Quella stessa libertà che un tempo vide questo paese impegnato in una grande resistenza determinata da una fitta rete organizzata per la diffusione di stampa clandestina, e che anche oggi siamo chiamati a difendere con tutti i mezzi legittimi necessari: la rete, la disubbidienza civile, la lotta pacifica nelle piazze.
L’energia sprigionata dagli applausi delle persone presenti ha cancellato l’idea di seguire un discorso evidentemente studiato a tavolino e buttando i fogli a terra, il segretario ha poi proseguito a braccio, lungo un percorso che ha toccato punti centrali come la nostra Costituzione proprio sulla quale esiste una legge approvata dalla Costituente nel ’47, che stabilisce che l’informazione è un “bene pubblico” e non proprietà dei padroni dei giornali o dei giornalisti, e tantomeno degli editori o dei governi che si succedono; il giornalismo professionale – ha proseguito Franco Siddi – ha il dovere di corrispondere al diritto centrale dei cittadini ad essere correttamente informati su tutti i fatti di interesse pubblico, fondamentali per la propria conoscenza e sui quali fondare la formazione dei propri giudizi: giudizi politici, giudizi sulla vita comunitaria, giudizi sui comportamenti individuali e collettivi, che in una parola rendono chiara ed evidente la libera convivenza democratica in qualsiasi paese civile.
Oggi, quella legge, nella stagione politica della nostra maggioranza di governo, è “sbrecciata” da un ddl, quello sulle intercettazioni e da tanti altri atti che tendono a svuotare, ad intimidire e a piegare la nostra libera informazione.
Non c’è solo la legge sulle intercettazioni ma anche le manovre finanziarie che tendono a mettere in ginocchio le aziende editoriali, specie quelle più piccole che, schiacciate da un insostenibile peso finanziario, viene loro impedito di ottenere le risorse necessarie per svolgere serenamente e in tutta autonomia il compito di informare il cittadino con notizie democraticamente contestabili, ma fondamentali al fine di creare quel pluralismo di informazione, indispensabile a creare una solida e sana democrazia.
“Se saremo costretti ad affrontare il potere prepotente ed arrogante della maggioranza di governo” – sostiene il Segretario generale – non mancheremo di fare resistenza attraverso la disubbidienza civile che – citando don Milani – ci ricorda da maestro come esista la virtù della disubbidienza civile quando si è difronte a leggi ingiuste e sbagliate che sono ingiuste e sbagliate proprio perché non tutelano i più deboli, e in questo caso, si ha il dovere di disubbidire e di prendersi ogni responsabilità determinata da questa azione. Accoglieremo la sfida”.
Applauso scrosciante e sincero regalato ad un personaggio al quale, in quel momento, abbiamo simbolicamente consegnato il destino della nostra libertà d’informazione.
La serata è poi proseguita chiacchierando, discutendo, raccogliendo firme, consensi e portando fiori davanti alla teca che contiene il monumento più importante alla libertà d’informazione e strappando la solenne promessa che ci ritroveremo tutti a ottobre a festeggiare insieme ai testimoni dei racconti ascoltati ieri sera, l’anniversario della posa di questo importante pezzo di storia, che ha contribuito attraverso il coraggio di persone come “Silvio” (nome in codice di Ennio Cervellati, capo della rete organizzativa clandestina nonché segretario del PCI di Ravenna dal ’39 al ’43), a non spegnere la luce sulla vera informazione osteggiata dal regime.
E tornando a casa esaltati dalla piacevole brezza notturna e ancora impregnati dell’entusiasmo dei partecipanti, non abbiamo potuto esimerci dal constatare che “non tutti i Silvio vengon per nuocere”.

(agb)

diario 2 luglio 2010


di Minnielaratta

La notte bianca della Libertà di Stampa: 1° luglio Conselice


La sera è calda e un velo di foschia sale nella campagna della Bassa Romagna. Nella primavera del 1945 questi campi ordinati dai solchi dell’aratro, furono il fronte contro i tedeschi. Sto andando a Conselice dove una piazza dedicata alla Libertà di Stampa (l’unica in Italia) mantiene la memoria di quegli anni. Il monumento alla lotta per la libertà di stampa, una “ pedalina” utilizzata per la stampa clandestina durante il ventennio fascista, sorge ai margini della piazza proprio vicino alla stazione. Fu suggerita da Ivo Ricci Maccarini, uno che la Resistenza l’aveva combattuta. Dietro "la pedalina" protetta da pannelli in vetro, delle lastre in marmo dedicate ai giornali clandestini, ad Ines Bedeschi, una delle tante donne che come staffette distribuirono le copie nel nord Italia e pagò con la vita; l’ultima una ricorda le parole di Pietro Calamandrei. Alle otto e mezza la piazza è piena di gente. Parla di libertà Ivano Marescotti ed è un sollievo sentirla nominare con rispetto dalla sua voce calda e profonda. Una parola, libertà, abusata da Berlusconi e la sua cricca che ne hanno deturpato il più profondo significato. Ricorda, Ivano, le parole dei partigiani che andavano a morire fucilati per essersi opposti al regime fascista o aver combattuto nella Resistenza. Legge lettere, poche righe scritte in albe fredde, lasciate ai familiari. “Resistere resistere resistere” risuona nella piazza. A tarda sera arriva Franco Siddi, il presidente della Federazione nazionale della stampa, stanco ed emozionato: è partito da Roma nel tardo pomeriggio dopo aver aperto la manifestazione a Piazza Navona. Si accalora guardando “la pedalina”, e parla ancora dell’importanza della libertà di stampa. Mi sono sempre domandata, ascoltando le parole di mio padre che la Resistenza l'ha fatta, come fu possibile il fascismo, come fu possibile che un’intera nazione non si sia ribellata, e che una parte politica abbia sottovalutato Mussolini. Oggi, purtroppo, lo so. Certo non rischiamo, al momento, le nostre vite: non c’è una guerra, non ci sono torture; Marx diceva che la storia si ripete la pima volta come tragedia e la seconda volta come farsa. Ma questa farsa grottesca sta lentamente erodendo i nostri diritti, quelli che fino a poco tempo fa, pensavamo intoccabili, svilendo e umiliando tutto ciò che aveva una sua sacralità; un’ erosione che ci sta svuotando da dentro, operata da un regime strisciante ma non meno pericoloso di un regime armato, che riesce a mascherarsi come il volgare clown che lo rappresenta, e che è riuscito ad ottenere che una metà degli italiani non pensi, e ora pretende che l’altra metà non parli

1 lug 2010

OPS......AI TRANS NON RESISTE NESSUNO...NEANCHE IL PDL ;-)))


PIER PAOLO ZACCAI, consigliere provinciale romano nelle file del PDL, è stato ricoverato oggi all'ospedale Grassi di Ostia in seguito a un overdose di stupefacente. Zaccai, secondo quanto si apprende, avrebbe partecipato a un festino a base di cocaina e trans e, dopo aver assunto la droga, avrebbe accusato il malore. A confermare l'ipotesi delle forze dell'oirdine anche il rifiuto, da parte di Zaccai, di effettuare i test tossicologici. Zaccai ha comunque già lasciato l'ospedale, con una contusione al ginocchio. Ai medici del Grassi Zaccai ha giustificato la contusione con una caduta per le scale.

PARLANO ALCUNI TESTIMONI Durante le urla, chi ha assistito alla scena, ricorda di aver visto «quattro o cinque trans scappare dal palazzo». Molti spiegano che Zaccai «sembrava vaneggiare, dicendo frasi sconnesse. Urlava, qualcuno pensava che lo avessero aggredito. Per questo hanno chiamato la polizia». "Sono stato svegliato intorno alle 6 dalle urla di un uomo affacciato dal balcone al primo piano del palazzo di fronte. Quel politico gridava disperato: 'Aiuto, aiuto!'. Ha svegliato tutto il vicinato". A parlare é Michele, studente fuori sede, che abita al palazzo di via Manio Torquato in zona Appio dove il consigliere provinciale Pier Paolo Zaccai è stato soccorso. "Indagavo sui trans e perciò mi hanno incastrato - farneticava il consigliere - poi quattro o cinque trans hanno preso pc e altri oggetti e sono scappati prima dell'arrivo della polizia". Lungo le stradine limitrofe parecchi bar e negozi. Tra questi una lavanderia che alle 6 aveva appena aperto."Ho fermato due trans che camminavano velocemente uscendo dal palazzo, - ha detto il titolare - gli ho chiesto perchè scappavano ma mi hanno risposto che in quell'appartamento c'era droga e loro non volevano guai". Poi la donna, riferendosi al caso Marrazzo, dice: "Vabbè una volta per uno non fa male a nessuno".

IL TRANS INTERROGATO DALLA POLIZIA Un trans, probabilmente sudamericano, è stato ascoltato negli uffici del commissariato Appio. Secondo quanto si è appreso, si sta valutando la regolarità della sua permanenza in Italia. Anche il consigliere provinciale Pier Paolo Zaccai verrà ascoltato.

LA VERSIONE DI ZACCAI "Aiuto, mi hanno incastrato volevo solo indagare su di loro". ;-))))))Sono le parole che Pier Paolo Zaccai, consigliere provinciale di Roma ricoverato all'ospedale di Ostia dopo un festino a base di coca e trans, urlava all'alba dal balcone al primo piano di un palazzo in via Manlio Torquato a Roma, nel quartiere Appio. A riferirlo sono alcuni residenti cha abitano nella stessa strada, svegliati dalle urla intorno alle sei. Durante le urla, chi ha assistito alla scena, ricorda di aver visto «quattro o cinque trans scappare dal palazzo». Molti spiegano che Zaccai «sembrava vaneggiare, dicendo frasi sconnesse. Urlava, qualcuno pensava che lo avessero aggredito. Per questo hanno chiamato la polizia». «Ho fermato due trans che camminavano velocemente uscendo dal palazzo, gli ho chiesto perchè scappavano ma mi hanno risposto che in quell'appartamento c'era droga e loro non volevano guai», ha riferito la titolare di una lavanderia nel quartiere. «Qui è pieno di trans - aggiungono alcuni cittadini - ce ne sono tanti e spesso qui si vedono parcheggiate di notte delle auto di grossa cilindrata, tra cui diversi Suv».


SINISTRA E LIBERTÀ: IPOCRISIA DELLA POLITICA "Zaccai? Se veramente ha fatto un festino, magari aggiungerà le foto di ieri a quelle che si trovano nel fotoalbum del suo sito, quelle che lo raffigurano in abito da sposo e come perfetto padre di famiglia, con il Papa, con le principali gerarchie ecclesiastiche, con le alte cariche militari, della polizia e dei carabinieri. In fondo, sono esperienze per farsi conoscere agli elettori anche quelle". Così in una nota Marco Furfaro, portavoce regionale di Sinistra Ecologia Libertà del Lazio. "È un ulteriore segnale - ha concluso il portavoce laziale di Sel - dell'ipocrisia della politica, quella che si dichiara contraria ai matrimoni gay perché rovinano la famiglia tradizionale, contro il divorzio, contro l'aborto per difendere rigidi dettami ecclesiastici che in fondo nemmeno loro rispettano. La vita personale di una persona è sacra e ho il massimo rispetto per le scelte che si compiono in privato, fuori dalla scena politica. Ma è ora che la politica faccia finalmente i conti con l'ipocrisia che la riveste e gli annebbia la vista nelle decisioni che incidono sulla quotidianità delle persone".