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7 ott 2010
"INQUIETANTE!"
Disoccupata, precaria, troia, vergine stuprata, ministro promosso per l'aspetto, per il culo, ma anche la bocca aiuta, costretta ad accettare avances sul lavoro, preda delle voglie di parenti e delinquenti, uccisa da zii, mariti, amanti, ex compagni, buttata sulla strada da magnaccia, introdotta nei letti dei potenti come una regalia per acquisirne la condiscendenza. Extracomunitaria e minorenne, a migliaia, quasi bambine, carne fresca sui viali di tutte le città, facile conquista di padri di merda e di famiglia nell'indifferenza totale. Miss Italia che mostrano la loro mercanzia in prima serata, ragazze di cui non si ricorderà il sorriso, lo sguardo, ma soltanto il seno, i lombi, l'incavo delle cosce, vallette con i fili interdentali nelle chiappe in tutti i programmi televisivi, seminude anche nella notte di Natale, merce gratta e fotti, a disposizione degli italiani, inconsapevoli aspiranti puttane del piccolo schermo. Sottopagata, quota rosa, residuale, marginale, esclusa dalle scelte, dalla politica, senza diritti civili se non benedetta dalla sacralità del matrimonio, senza una pensione anche se moglie di fatto per una vita, senza asili, senza spazi verdi per i suoi figli, perché i figli sono delle donne, quasi sempre. Corpo e non persona, buco e non spirito. Oggetto di modernariato con labbra a canotto e zigomi da lupa, in vecchiaia simile a una maitresse di antichi bordelli. Plasmata dalle necessità e dal trionfo del membro maschile, signore e padrone della sua vita. Non più persona, ma oggetto, che si può usare, prestare, strangolare, possedere. Un transfert di massa l'ha trasformata da essere vivente a cosa di comune disponibilità, accessibile, che non può negarsi, non ne ha più il diritto. Proprietà privata, ma anche pubblica, da strangolare in caso di rifiuto, nella scala sociale appena al di sopra una bambola gonfiabile, da possedere anche dopo la morte, perché una cosa non è viva e non è morta. E' solo una cosa, una donna, nient'altro che una donna.
(dal blog di BEPPE GRILLO)
5 ott 2010
LA BLASFEMIA DEL PAESE REALE
di MASSIMO FINI
In questi anni Silvio Berlusconi ha aggirato nel modo più turpe un'orfana di padre e di madre, minorenne, sfilandole qualche decina di miliardi, ha giurato il falso in Tribunale, ha commesso gravi reati da cui è uscito asolto solo per prescrizione, ha corrotto un testimone in giudizio perchè desse una falsa testimonianza che gli è servita per salvarsi in un paio di altri procedimenti, attraverso una settantina di società off-shore è autore di un'evasione fiscale colossale, tutti atti oltre che penalmente rilevanti, moralmente ripugnanti, e l'Osservatore Romano, alias il Vaticano, non solo non ha mai mosso orecchia ma, soprattutto sotto la direzione di Mario Agnes, ma anche dopo, ha attaccato costantemente la Magistratura italiana quando si è permessa di richiamare il Cavaliere e i suoi accoliti a quel rispetto della legge cui tutti siamo tenuti e in particolare chi ricopre alte e altissime cariche pubbliche. Insorge improvvisamente adesso e si indigna per una mezza bestemmia inserita in una barzelletta detta da Berlusconi in privato un anno fa. E i giornali gli vanno pedissequamente dietro. Questo è un Paese che ha perso ogni senso della gerarchia dei valori e delle cose che sono importanti e di quelle che non lo sono affatto. "Insopportabile" non è la pseudo-bestemmia di Berlusconi, ma l'ipocrisia, il tartufismo, il moralismo un tanto al chilo che permeano ormai l'intero Paese. E poi se è l'ora di finirla con l'impresentabile Berlusconi, per ben altri motivi delle sue barzellette, è anche l'ora di finirla con Papi, Cardinali, Cei, Bagnaschi, preti di tutte le risme che, con un pretesto o con un altro, entrano ogni giorno a piedi uniti negli affari interni dello Stato italiano (se Sarkozy, in una cena fra amici, avesse raccontato una barzelletta blasfema, nessun Osservatore Romano sarebbe intervenuto). Se le opposizioni e i giornali che, in modo diverso, la fiancheggiano vogliono rendere l'ennesimo favore a Berlusconi insistano pure, invece che sulla sentenza Mills, su questa sciocchezza dell' "orchidea" che se allarma alcune begnine cattoliche lo rende simpatico a tutti gli altri. Perchè noi oltre che di Santi, di Poeti e di Navigatori, siamo anche un popolo di Bestemmiatori (si pensi alle "madonne" quasi liriche, dei toscani).
Monsignor Fisichella ha detto che la blasfemia di Berlusconi va giudicata all'interno del contesto in cui è avvenuta.
Una volta tanto siamo d'accordo e speriamo che la pseudobestemmia di Berlusconi serva almeno ad evitare un grottesco cartellino rosso al calciatore che, preso un temendo pestone dall'avversario, sacramente come dio comanda.
Perchè questo è il nuovo regolamento della Figc in omaggio all'ipocrisia di un Paese che è cattolico a parole e nelle parole e profondamente blasfemo nei fatti.
COMMENTO:
Daccordo sul fatto che ci si scandalizzi per una bestemmia nonostante sia contestualizzata in una barzelletta e non lo si faccia per tutti i reati che accompagnano il nostro Presidente del Consiglio, ma è anche vero che sarebbe ora che la finisse di fare la marionetta in pubblico prendendosela con tutte quelle donne che non corrispondono al target della "battona", tanto amato dal Premier. Ha ragione Margherita Hack quando dice: "Ma si guarda mai allo specchio? Questo nanetto con i capelli tinti, la faccia rifatta, si permette di offendere una degna persona come Rosy Bindi? Si dovrebbe vergognare!"
In questi anni Silvio Berlusconi ha aggirato nel modo più turpe un'orfana di padre e di madre, minorenne, sfilandole qualche decina di miliardi, ha giurato il falso in Tribunale, ha commesso gravi reati da cui è uscito asolto solo per prescrizione, ha corrotto un testimone in giudizio perchè desse una falsa testimonianza che gli è servita per salvarsi in un paio di altri procedimenti, attraverso una settantina di società off-shore è autore di un'evasione fiscale colossale, tutti atti oltre che penalmente rilevanti, moralmente ripugnanti, e l'Osservatore Romano, alias il Vaticano, non solo non ha mai mosso orecchia ma, soprattutto sotto la direzione di Mario Agnes, ma anche dopo, ha attaccato costantemente la Magistratura italiana quando si è permessa di richiamare il Cavaliere e i suoi accoliti a quel rispetto della legge cui tutti siamo tenuti e in particolare chi ricopre alte e altissime cariche pubbliche. Insorge improvvisamente adesso e si indigna per una mezza bestemmia inserita in una barzelletta detta da Berlusconi in privato un anno fa. E i giornali gli vanno pedissequamente dietro. Questo è un Paese che ha perso ogni senso della gerarchia dei valori e delle cose che sono importanti e di quelle che non lo sono affatto. "Insopportabile" non è la pseudo-bestemmia di Berlusconi, ma l'ipocrisia, il tartufismo, il moralismo un tanto al chilo che permeano ormai l'intero Paese. E poi se è l'ora di finirla con l'impresentabile Berlusconi, per ben altri motivi delle sue barzellette, è anche l'ora di finirla con Papi, Cardinali, Cei, Bagnaschi, preti di tutte le risme che, con un pretesto o con un altro, entrano ogni giorno a piedi uniti negli affari interni dello Stato italiano (se Sarkozy, in una cena fra amici, avesse raccontato una barzelletta blasfema, nessun Osservatore Romano sarebbe intervenuto). Se le opposizioni e i giornali che, in modo diverso, la fiancheggiano vogliono rendere l'ennesimo favore a Berlusconi insistano pure, invece che sulla sentenza Mills, su questa sciocchezza dell' "orchidea" che se allarma alcune begnine cattoliche lo rende simpatico a tutti gli altri. Perchè noi oltre che di Santi, di Poeti e di Navigatori, siamo anche un popolo di Bestemmiatori (si pensi alle "madonne" quasi liriche, dei toscani).
Monsignor Fisichella ha detto che la blasfemia di Berlusconi va giudicata all'interno del contesto in cui è avvenuta.
Una volta tanto siamo d'accordo e speriamo che la pseudobestemmia di Berlusconi serva almeno ad evitare un grottesco cartellino rosso al calciatore che, preso un temendo pestone dall'avversario, sacramente come dio comanda.
Perchè questo è il nuovo regolamento della Figc in omaggio all'ipocrisia di un Paese che è cattolico a parole e nelle parole e profondamente blasfemo nei fatti.
COMMENTO:
Daccordo sul fatto che ci si scandalizzi per una bestemmia nonostante sia contestualizzata in una barzelletta e non lo si faccia per tutti i reati che accompagnano il nostro Presidente del Consiglio, ma è anche vero che sarebbe ora che la finisse di fare la marionetta in pubblico prendendosela con tutte quelle donne che non corrispondono al target della "battona", tanto amato dal Premier. Ha ragione Margherita Hack quando dice: "Ma si guarda mai allo specchio? Questo nanetto con i capelli tinti, la faccia rifatta, si permette di offendere una degna persona come Rosy Bindi? Si dovrebbe vergognare!"
10 set 2010
IL VOTO INFORMATO
di A.G. Belletti
Mai, come in questi ultimi anni, mi riscopro spesso a cercare, con lo sguardo teso all’infinito un estremo lembo di terra nell’intento di chiedermi se aldilà di esso, tutto ciò che vivo ed affronto quotidianamente: le ingiustizie alle quali sono costretta mio malgrado ad assistere, le nefandezze di una politica corrotta e malsana a cui mi sto paradossalmente abituando, siano veramente gli stessi abomini che subiscono gli abitanti di quello sconosciuto territorio o se, il mio, sia solo un orribile incubo dal quale fra poco mi risveglierò.
Sovente mi pongo questa domanda perché pare impossibile che, con parametri di valutazione ricollegabili ad un normalissimo senso del pudore, possa esistere un numero così ingente di persone tanto irragionevoli da prendersi la pesante responsabilità di porre alla guida del proprio Paese, un affarista, faccendiere e malfattore della caratura del Sovrano di Arcore, senza pensare alle tremende conseguenze sull’immediato stato di salute di una popolazione ormai ridotta allo stremo, e ancor più triste, sull’indebitato futuro dei nostri figli.
Purtroppo mi giungono voci che anche in quel lembo di terra oltre il quale le mie capacità visive non arrivano più, l’uragano Berlusconi ha già raso al suolo l’inimmaginabile: gli operai sono sui tetti a lottare per i propri diritti negati, i precari si lasciano morire di fame, gli studenti sono sempre più ignoranti, gli immigrati subiscono ritorsioni al limite dell’umana comprensione, e il malcontento governa sovrano.
Lo stesso film a cui oggi sto assistendo io.
Il tam tam della rete, unico veicolo d’informazione non ancora impigliato nel tramaglio delle proprietà berlusconiane, attraverso documenti, filmati e testimonianze, ci fa sapere che il termometro umorale del Paese rischia di spaccarsi ogni qualvolta si immerge nel mare di un’Italia sfibrata dalle irresponsabili mosse del sovrano.
I processi a cui si sottrae attraverso leggi transitorie nell’attesa che si approvi quella che lo ripulirà delle sue mille violazioni, le amicizie sconvenienti agli occhi del mondo che fanno crollare i consensi di un intero pianeta, le logge massoniche nelle quali si è sempre distinto per essere il legittimo successore del Venerando, le veline, le minorenni, le escort che lo hanno sempre adorato per tristissimo comodo, i voti lerci di un’Italia parallela mafiosa e corrotta, assolutamente necessari a portarlo avanti nel proprio disegno di distruzione nazionale, sono tutte tessere fondamentali destinate a comporre quel mosaico che porterà i nostri figli ad una scelta forzata: fuggire da un Paese ridotto a proprietà di una casta.
Mi chiedo: è questo ciò che vogliamo?
Siamo ancora sicuri che la nostra costante richiesta di dialogo con una cricca di malviventi antropologicamente incapace, arrogante ed egocentrica, sia la soluzione più intelligente per ottenere ciò che ci appartiene già di diritto?
Io, da onesta italiana che soffre e vive in una crisi epocale e che fa parte di un Paese provato e stanco dagli insuccessi ottenuti da sacrifici mai sufficienti per raggiungere il più piccolo grado di miglioramento, credo sarebbe dovere di tutti, informarsi, prendere coscienza dell’inettitudine di un governo nato esclusivamente per fare il proprio sporco interesse e totalmente indifferente al destino di chi ci abita.
Credo anche che la cultura sia l’unica arma onesta, a differenza dei nostri governanti, utilizzabile per creare una controffensiva ad un regime che può espandersi e proliferare solo vivendo in un ambiente ignorante e disinformato, da questo si possono capire i logici tagli alla scuola, alla ricerca, la legge bavaglio, il conflitto di interessi a cui un centrosinistra incapace avrebbe dovuto porre un immediato rimedio quando era al governo, le leggi ad personam che tanti non sanno neppure cosa significhino, ma che ci separano sempre di più dalla frase che ogni tribunale ha impresso sulle proprie pareti: “la legge è uguale per tutti”! E se non capiamo o ci informiamo prima che accada tutto questo, ci ritroveremo risucchiati da un vortice di ingiustizia e corruzione da cui non riusciremo più ad emergere, una corruzione che già oggi ci costa 50 miliardi di euro l’anno.
Non ci faremo travolgere dalla piena se riusciremo ad innalzare argini saldi e forti prima che sia troppo tardi.
Informiamoci ed andiamo oltre le assurde e vane promesse/bugie di un premier alle quali, per primo, non crede. Non facciamoci catturare dai sorrisi, dalle pacche sulle spalle e dalle parole confortanti che ci recapita a reti unificate, il peggior premier della storia della Repubblica.
Reagiamo e pretendiamo di vedere i risultati delle promesse di un governo bugiardo e ci accorgeremo che saranno state solo illusioni ed inganni!
La prossima chiamata alle urne, sarà una grande occasione da non sprecare, diamo il voto con cognizione di causa affidandone il compito ad una coscienza informata, e non ad un’azione meccanica priva di consapevolezza che non farebbe che consegnare nuovamente nelle mani di un criminale, i nostri destini onesti ed un incerto futuro ai nostri figli.
Mai, come in questi ultimi anni, mi riscopro spesso a cercare, con lo sguardo teso all’infinito un estremo lembo di terra nell’intento di chiedermi se aldilà di esso, tutto ciò che vivo ed affronto quotidianamente: le ingiustizie alle quali sono costretta mio malgrado ad assistere, le nefandezze di una politica corrotta e malsana a cui mi sto paradossalmente abituando, siano veramente gli stessi abomini che subiscono gli abitanti di quello sconosciuto territorio o se, il mio, sia solo un orribile incubo dal quale fra poco mi risveglierò.
Sovente mi pongo questa domanda perché pare impossibile che, con parametri di valutazione ricollegabili ad un normalissimo senso del pudore, possa esistere un numero così ingente di persone tanto irragionevoli da prendersi la pesante responsabilità di porre alla guida del proprio Paese, un affarista, faccendiere e malfattore della caratura del Sovrano di Arcore, senza pensare alle tremende conseguenze sull’immediato stato di salute di una popolazione ormai ridotta allo stremo, e ancor più triste, sull’indebitato futuro dei nostri figli.
Purtroppo mi giungono voci che anche in quel lembo di terra oltre il quale le mie capacità visive non arrivano più, l’uragano Berlusconi ha già raso al suolo l’inimmaginabile: gli operai sono sui tetti a lottare per i propri diritti negati, i precari si lasciano morire di fame, gli studenti sono sempre più ignoranti, gli immigrati subiscono ritorsioni al limite dell’umana comprensione, e il malcontento governa sovrano.
Lo stesso film a cui oggi sto assistendo io.
Il tam tam della rete, unico veicolo d’informazione non ancora impigliato nel tramaglio delle proprietà berlusconiane, attraverso documenti, filmati e testimonianze, ci fa sapere che il termometro umorale del Paese rischia di spaccarsi ogni qualvolta si immerge nel mare di un’Italia sfibrata dalle irresponsabili mosse del sovrano.
I processi a cui si sottrae attraverso leggi transitorie nell’attesa che si approvi quella che lo ripulirà delle sue mille violazioni, le amicizie sconvenienti agli occhi del mondo che fanno crollare i consensi di un intero pianeta, le logge massoniche nelle quali si è sempre distinto per essere il legittimo successore del Venerando, le veline, le minorenni, le escort che lo hanno sempre adorato per tristissimo comodo, i voti lerci di un’Italia parallela mafiosa e corrotta, assolutamente necessari a portarlo avanti nel proprio disegno di distruzione nazionale, sono tutte tessere fondamentali destinate a comporre quel mosaico che porterà i nostri figli ad una scelta forzata: fuggire da un Paese ridotto a proprietà di una casta.
Mi chiedo: è questo ciò che vogliamo?
Siamo ancora sicuri che la nostra costante richiesta di dialogo con una cricca di malviventi antropologicamente incapace, arrogante ed egocentrica, sia la soluzione più intelligente per ottenere ciò che ci appartiene già di diritto?
Io, da onesta italiana che soffre e vive in una crisi epocale e che fa parte di un Paese provato e stanco dagli insuccessi ottenuti da sacrifici mai sufficienti per raggiungere il più piccolo grado di miglioramento, credo sarebbe dovere di tutti, informarsi, prendere coscienza dell’inettitudine di un governo nato esclusivamente per fare il proprio sporco interesse e totalmente indifferente al destino di chi ci abita.
Credo anche che la cultura sia l’unica arma onesta, a differenza dei nostri governanti, utilizzabile per creare una controffensiva ad un regime che può espandersi e proliferare solo vivendo in un ambiente ignorante e disinformato, da questo si possono capire i logici tagli alla scuola, alla ricerca, la legge bavaglio, il conflitto di interessi a cui un centrosinistra incapace avrebbe dovuto porre un immediato rimedio quando era al governo, le leggi ad personam che tanti non sanno neppure cosa significhino, ma che ci separano sempre di più dalla frase che ogni tribunale ha impresso sulle proprie pareti: “la legge è uguale per tutti”! E se non capiamo o ci informiamo prima che accada tutto questo, ci ritroveremo risucchiati da un vortice di ingiustizia e corruzione da cui non riusciremo più ad emergere, una corruzione che già oggi ci costa 50 miliardi di euro l’anno.
Non ci faremo travolgere dalla piena se riusciremo ad innalzare argini saldi e forti prima che sia troppo tardi.
Informiamoci ed andiamo oltre le assurde e vane promesse/bugie di un premier alle quali, per primo, non crede. Non facciamoci catturare dai sorrisi, dalle pacche sulle spalle e dalle parole confortanti che ci recapita a reti unificate, il peggior premier della storia della Repubblica.
Reagiamo e pretendiamo di vedere i risultati delle promesse di un governo bugiardo e ci accorgeremo che saranno state solo illusioni ed inganni!
La prossima chiamata alle urne, sarà una grande occasione da non sprecare, diamo il voto con cognizione di causa affidandone il compito ad una coscienza informata, e non ad un’azione meccanica priva di consapevolezza che non farebbe che consegnare nuovamente nelle mani di un criminale, i nostri destini onesti ed un incerto futuro ai nostri figli.
7 set 2010
FINI E FIAMME: "SENZA DI NOI SONO SOTTO AL CENTROSINISTRA"

Il day after di Mirabello e i messaggi al caimano: "Ora possiamo dire tutto"
di Luca Telese
Emozioni inedite: le mani del leader che per la prima volta tremano: Futuro e Libertà, il giorno dopo. Futuro incerto, ma molta libertà. Forse, la frase che rivela lo stato d'animo di quel frammento di popolo che si è autobattezzato a Mirabello, è quella scappata ieri al demiurgo del pensatoio finiano, Filippo Rossi, in un faccia a faccia serrato su La7 con il vicedirettore de Il Giornale Nicola Porro. Che lo incalzava: "Filippo, il problema è che non puoi dire tutta la verità..." E Rossi: "No, guarda. Dopo Mirabello posso dire tutto! Tutto...".
DOPO CRISTO
Dopo Mirabello. "Dopo", ad intendere un discrimine epocale, come un ante e dopo Cristo. Non si capisce quello che accade dentro Futuro e libertà - una lunga giornata di attesa, nel gioco di specchi con il vertice di Arcore - senza questo discrimine. Silvio Berlusconi, ieri ha lanciato segnali: i retroscena fatti filtrare ad arte su quotidiani raffigurano un Cavaliere che dopo uno scatto d'ira spegne il televisore furibondo. Poi le telefonate irate ai suoi, le interviste di Sandro Bondi, i comunicati di Daniele Capezzone. Ma la partita è lunga: sul tavolo pesano i sondaggi che in queste ore danno per la prima volta l'asse Lega-Pdl un punto sotto il centrosinistra. Senza i finiani (accreditati da tutti gli istituti fra il 6 e il 7%) la maggioranza non c'è più. Ed è per questo che, mentre su tutto dovrebbe prevalere l'incertezza dettata dallo strappo, ieri il sentimento prevalente era piuttosto un vago sentore di euforia. Aneddoto illuminante. A tavola, allo stand del ristorante di Mirabello, nella notte, circondato da un capannello di militanti, il senatore padovano Maurizio Saia racconta l'incredibile vicenda dell'emendamento salva-Mondadori: "Eravamo in Commissione Finanze, arriva Azzollini, e mi mette sotto il naso un testo incomprensibile: 'Firma!". E io: "Ma firma cosa? Non capisco di che si parla...' E lui: "Firma, firma!". Saia racconta che legge, che sente puzza di bruciato e non firma. Si trattava del famoso emendamento fiscale a favore della Mondadori: "Capito? Stiamo tagliando tutto e mi volevano far firmare un provvedimento che faceva perdere soldi all'Erario. Glio ho detto: "Siete pazzi!". Il racconto prosegue e l'uditorio cresce intorno al tavolo: "Arrivarono Gasparri e Quagliariello e incazzati neri mi dicono: 'O firmi subito, o ti dimetti da relatore della legge! Fini è d'accordo...Se vuoi fare la politica devi avere il pelo sullo stomaco!". Il racconto di Saia si chiude con un colpo di scena: "Bè, non mi sono piegato. Dico: 'Sono pronto a dimettermi anche subito, ma prima voglio parlare con Fini". Riuscii a trovarlo al telefonino. Gli parlai. Non solo Berlusconi non gli aveva spiegato nulla! Ma mi raccontò che era ancora più arrabbiato - aggiunge Saia - perchè da lui era andato Ghedini, che gli aveva mischiato le carte in tavola senza dirgli cosa c'era in quella norma...". E così si entra nel Dopo Mirabello..."Dopo" nel senso che dopo la catarsi di Fini, queste storie, un tempo mandate giù come bocconi amari in nome della fedeltà di partito, ora si possono raccontare liberamente. Rivelando la fatica di dover stare in una maggioranza in cui o si firmava, o si correva il rischio di doversi dimettere.
MISSINI E GAYLIB
Se c'è una cosa che stupisce, nella folla sincretica che si è raccolta a Mirabello, è che anime incredibilmente diverse tra di loro erano unite, prima di tutto, da questo stato d'animo. Ex socialisti, ex Forza Italia, curiosi del Pd, ex missini che ti dicono: "Io non votavo più da quando c'era il Pdl!". Nella piaza di Mirabello stavano fianco a fianco gli ex militanti fascistissimi con il distintivo del Pnf sul bavero, e o ragazzi con le bandiere del tricolore tondo: "I gaylib", liberali di destra, capitanati da un ragazzo del Castelli, Daniele Priori: "Finalmente possiamo fare politica in un luogo in cui c'è libertà di opinione, di idee e di sentimenti per tutti".
Insomma, nei discorsi del giorno dopo, non c'è la paura, ma piuttosto la curiosità dell'attesa. Cosa farà davvero Berlusconi? Ieri a parlare ancora più del discorso di Fini erano gli striscioni inneggianti a Saviano, e che condannavano Mangano. A parlare, più di tutto il testo, era questa strana epifania per cui nella folla si potevano trovare curiosi di sinistra, militanti della Destra di Storace, e gente che non faceva politica da anni. Spiega Luciano Lanna, condirettore del Il Secolo: "Lo so, qualcuno si stupirà, ma in realtà, contrariamente a quanto pensava qualche colonnello, la scelta di orgoglio di Fini viene vista con grande simpatia da elettori di destra, molti che in questi anni ci avevano voltato le spalle". Insomma, tutti a pensare cosa farà Berlusconi, e invece il popolo di Mirabello riesce a catalizzare gli ex Cuori neri, e le nuove generazioni dei militanti che si sono aggragate sulle politiche dei diritti civili. Prendete un personaggio incredibile come Vittorio di Battista, 67 anni, animatore del Blog (ferocemente antiberlusconiano) Il paese delle balle: "Ero in prima fila ad applaudire Fini, da fascista, perchè finchè si sta legati a quella carogna di Berlusconi, è impossibile difendere il valore dell'onestà". E chi volesse avere un saggio, sul blog, troverà freddure come questa: "Il giorno di ferragosto trascorso da Dell'Utri e Cosentino in carcere. Uno solo?". Dopo Mirabello, dopo 14 anni di convivenza difficile, è come un tabù che cade, come una diga che si rompe, un ritorno alle origini quando la Fiamma picconava e inneggiava a Mani pulite. E' una forza neonata e ancora debole, però i finiani ora intercettano mille rivoli. Fra gli stand di Mirabello c'era persino Sergio Mariani detto "Folgorino", il primo marito di Daniela Fini, uno in passato durissimo con l'ex leader di An. C'era Imperi, uomo chiave nell'organizzazione di via della Scrofa. E c'era l'imprenditore Vittorio Lodi padre della festa di Mirabello, uno che negli anni Settanta seguiva Almirante nei comizi di tutto il Nord Italia. Parlando, domenica, è scoppiato a piangere: "Ci sono state tante cattiverie, ma io non avrei mai potuto tradire Fini, mai. Siamo gente che ama la politica e non ha padroni". E' faticosa l'attesa. Ma è stupefacente la libertà.
da Il Fatto Quotidiano
nella foto: Gianfranco Fini
27 ago 2010
NON CREDETE CHE ORA DI PRENDERLA CON FILOSOFIA......E ALLORA PAUSA "CREATIVA".....E' VERAMENTE DA VEDERE
IL COMMENTO:
E' GENIALE, DIVERTENTE, SIMPATICO, STUPIDO COME NESSUNO.....IN UNA PAROLA: FA-VO-LO-SO!
QUANDO FELTRI PICCHIAVA SU BERLUSCONI

Storia di una prima vita da feroce antiberlusconiano
di Massimo Fini
A scartabellare vecchi giornali viene il magone, soprattutto se vi si è lavorato, ma si trovano a volte delle cose divertenti oltre che istruttive. Leggete qui.
"Diconsi quattordici anni. Durante i quali la Rai ha mantenuto gli antichi privilegi (canone, diretta, deficit ripianato dallo Stato) e la Fininvest ne ha scippati vari per sé, complici i partiti, la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci, con la loro stolida inerzia, e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l'altro la perla denominata 'decreto Berlusconi' cioè la scappatoia che consente all'intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente.
Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura in un soprassalto di dignità e che invece in italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna. Niente. Non soltanto non sono morti, ma sono ancora lì, in piena salute, a far danni alla collettività, col pretesto di curarne gli interessi, interessi che sarebbero gli stessi, secondo loro, del dottor Silvio di Milano due, il quale pretende tre emittenti, pubblicità pressoché illimitata, la Mondadori, un quotidiano e alcuni periodici. Poca roba. Perchè non dargli anche un paio di stazioni radiofoniche, il Bollettino dei naviganti e la Gazzetta Ufficiale, così almeno le leggi se le fa sul bancone della tipografia? Poichè nemmeno il garofano, pur desiderandolo, ha osato chiedere tanto per l'amico antennuto, cosa che avrebbe impedito ogni spartizione per esaurimento del materiale da spartire, eccoci giunti allo sgradito momento della resa dei conti: il varo dei capolavori di Mammì, che non è il titolo di una canzonetta, ma il ministro delle Poste, colui che ha scritto sotto dettatura il testo per la disciplina dell'etere (L'Europeo, 2 agosto 1990).
QUANDO VITTORIO FACEVA L'ANARCHICO
Di chi è questa prosa scintillante e allegramente e ferocemente antiberlusconiana e anticraxiana? Di Vittorio Feltri. Era quello il Feltri che amavo, anarchico di destra, certamente, ma sul quale non era ancora passato il berlusconismo, col quale ho vissuto due stagioni straordinarie all'Espresso e all'Indipendente. Siamo due calciatori che hanno lo stesso linguaggio tecnico, anche se il ruoli diversi, e che si intendono a meraviglia. Anche quando lasciò l'Indipendente per il Giornale, e io l'avevo trattato ripetutamente da "traditore", da "canaglia", da "furfante" (e lui è permalosissimo come una donna) tutte le volte che ho avuto bisogno di piazzare un pezzo che nessun altro giornale avrebbe osato pubblicare ho chiesto ospitalità a Feltri. Perchè tutto si può dire di Vittorio tranne che non abbia l'intuitaccio del giornalista, quello delle Fallaci, dei Montanelli, dei Malaparte, insomma dei grandi e dei grandissimi del nostro mestiere.
La stagione veramente indimenticabile è stata quella dell'Indi. Nel giro di un anno e mezzo, dal marzo del '92 all'autunno del '93, passammo, sotto la sua direzione, dalle 19500 copie cui l'aveva lasciato l'ectoplasma similanglosassone Ricardo Franco Levi alle 120mila, una cavalcata che non ha precedenti nella storia del giornalismo italiano (speriamo che il record possa essere superato dal Fatto, che per molti versi, anche se qualcuno storcerà il naso, si apparenta a quell'Indipendente. Travaglio dice che ci siamo vicini, ma sull'entusiasmo di Marco bisogna fare sempre un pò di tara).
L'AVVENTURA DE "L'INDIPENDENTE"
Gli inizi furono difficilissimi. Si diceva che il giornale avrebbe chiuso ad aprile, dopo un mese. Ma vennero le elezioni del 5 aprile con la travolgente avanzata della Lega. E sia Feltri che io, quando stavamo ancora all'Europeo, eravamo stati fra i pochissimi giornalisti, con Giorgio Bocca,a guardare il fenomeno Lega con quell'attenzione che sempre si dovrebbe alla realtà senza pregiudizi e sciocche demonizzazioni, e ci trovammo quindi in "pole position". La vittoria della Lega scatenò Mani Pulite e Mani Pulite scatenò l'Indi, anche perchè gli altri giornali, tutti compromessi col vecchio regime, avevano il treno a mano tirato. Inoltre, con la caduta della Prima Reubblica, molti lettori avevano aperso i loro punti di riferimento e venivano da noi. Così potevamo scrivere le cose che gli piaceva sentirsi dire ma anche le cose che non gli piaceva sentirsi dire. Il giornale era tendenzialmente liberista ma io vi scrivevo i miei pezzi anti-mercato e antindustrialisti e questo portava un altro tipo di lettori. Arrvarono editorialisti da ogni dove, di destra e di sinistra. Fare parte del giro dell'Indi era diventata una moda. Feltri orchestrò magistralmente questa polifonia di voci. Il giornale manteneva una sua fisionomia inconfondibile: quella del suo direttore, che si era inventato il "feltrismo". Davanti a noi si stendevano praterie. Se Montanelli veniva via dal Giornale (col quale eravamo già in fase di sorpasso), come pareva inevitabile, ci sarebbero arrivati altri 30 o 40mila lettori senza colpo ferire. Feltri si lamentava che Zanussi non era un vero editore, che non capiva nulla, che non gli dava i rinforzi necessari. Io replicavo che l'assoluta libertà di cui godevamo (quando fu arrestato l'amministratore del nostro giornale sparammo la notizia in testa alla prima pagina) era un "fattore del prodotto" più importante dei rinforzi. Eravamo un pò sgangherati, certo, ma liberi.
E questo il lettore lo percepiva e ci passava sopra. Insomma, per parafrasare l'Hemingway di Festa mobile, quelli erano "i bei tempi andati, quando eravamo molto poveri e molto felici". E lo era anche Vittorio che pur, di suo, ha una natura profondamente melanconica.
LA TENTAZIONE DEL "GIORNALE"
Ma qualcosa cominciò a scricchiolare già nell'agosto del '93 quando Feltri mi invitò a cena e mi pose la terrificante domanda: "Se vado al Giornale vieni con me?". Cercai di spiegargli che era un errore, sia in termini generali sia per lui (cosa che successivamente, dopo che ad ogni incontro lo ulceravo con questa questione, ha finito, sia pur a denti stretti, per ammettere). Finimmo quella cena un pò brilli di vino bianco e col suo grido: "In culo al Berlusca, restiamo all'Indi!". Questa scena si ripetè almeno altre due o tre volte. Il giorno dopo l'ultima, conclusasi con lo stesso rituale, firmava per Berlusconi. Dopo è cambiato tutto. Era stato un fan senza riserve di Antonio Di Pietro (che chiamava affettuosamente "Tonino") e di Mani Pulite, con eccessi, lui sì, forcaioli, e divenne nemico acerrimo della Magistratura. Non c'era errore vero o presunto, di magistrato che fosse stato commesso pure in Nuova Zelanda (non dico per dire, c'è stato anche questo) che non fosse sbattuto in prima pagina con critiche feroci e sarcastiche. Divenne un "garantista" a 24 carati (salvo dimenticarsi bellamente di ogni garantismo ora che, per ragioni di scuderia, ha scatenato la "caccia all'uomo" nel confronti di Gianfranco Fini). Era stato un sostenitore appassionato della Lega e le voltò da un giorno all'altro le spalle quando Bossi nel '94 abbattè il governo Berlusconi con quello che resta il suo miglior discorso in Parlamento. Mi ricordo che dopo quell'avvenimento ci trovammo insieme a un dibattito a Bergamo con una platea zeppa di leghisti che lo attaccavano pesantemente come "traditore" e "voltagabbana".
LA SECONDA VITA DA CRAXIANO
Io lo difesi a spada tratta ricordando a quella gente che comunque aveva un debito di riconoscenza con Feltri che aveva difeso la Lega in tempi difficili. E Vittorio, di nascosto, sotto il tavolo, mi prese la mano in segno di riconoscenza. Era anticraxiano e, in omaggio ai trascorsi del Capo, divenne filocraxiano. Insomma nella seconda parte della sua vita ha sconfessato tutta la prima. Uno sfacelo.
Io ho affetto per Vittorio Feltri e lo considero il miglior direttore di giornale della sua generazione e anche di un paio precedenti. E mi fa male al cuore vederlo ridotto a un pitbull di Berlusconi, senza una vera ragione (perchè Feltri, checchè se ne pensi, non è un vero cinico, alla Giuliano Ferrara per intenderci), vederlo sprecare il suo grande talento per un uomo ce non lo merita e non lo vale. Ma così è. Così è la vita che ti costringe, via via, a lasciare anche i compagni che ti sono stati più cari.
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