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28 giu 2010

IL KIT ANTICENSURA....POTREBBE TORNARCI MOLTO UTILE

Per il web Reporters sans frontières
lancia il “kit anticensura”

L'iniziativa pensata per i dissidenti cinesi perseguitati per la loro attività online. Permette di mandare mail e di consultare siti in maniera anonima
PARIGI – L’idea è venuta dopo gli arresti a raffica di blogger durante le proteste in Iran. Senza contare i dissidenti cinesi pedinati, perseguitati, incarcerati per aver mandato una mail di troppo. Cosi’ è nato il kit per navigare «sicuri» su Internet. E in maniera del tutto anonima. E’ la nuova iniziativa di Reporters sans frontières a disposizione di dissidenti politici, giornalisti e blogger in Paesi a rischio, dove la censura è sempre in agguato. Obiettivo: inviare articoli, dati, racconti in presa diretta senza essere intercettati.

L’organizzazione internazionale, nata a Parigi per difendere la libertà di informazione, ha messo a punto il kit, dal nome «rifugio anticensura», assieme a una società, Xerobank, specializzata in sicurezza informatica, che ha sede a Panama. Questa assiste già banche, imprese e ambasciate per fornire loro connessioni a prova di interferenze e di attacchi informatici. Il nuovo servizio sarà fornito gratuitamente, in collaborazione con Reporters sans frontières. «Operiamo nel campo commerciale, ma possiamo permetterci anche qualche attività filantropica – ha sottolineato Bruno Delpeuc’h, responsabile per l’Europa di Xerobank -. Molti di noi hanno un passato da militanti in qualche associazione. Abbiamo conservato uno spirito libertario».

Il kit, basato su tecnologie sperimentate da Xerobank, permette di mandare mail e di consultare siti in maniera del tutto anonima. I dati inviati sono criptati. E, prima di raggiungere la destinazione finale, vengono fatti transitare attraverso vari routers negli Stati Uniti, in Canada e nei Paesi Bassi, per confondere le piste. Se il dissidente o il giornalista si trova a Parigi, potrà utilizzare direttamente alcuni computer «sicuri» nella sede di Reporters sans frontières (Rsf). Quando rientrerà a casa, potrà portare con sé una chiave Usb con il kit e un software speciale per la navigazione su Internet, che avviene attraverso la rete di Xerobank. Oppure sarà Reporters sans frontières a mandare il kit a chi ne avrà bisogno, «nella discrezione più assoluta», fanno sapere a Parigi, alla sede dell’organizzazione. Il sistema puo’ essere installato facilmente su uno smartphone. Xerobank e Rsf assicureranno pure un servizio di «refugee hosting», che permette a giornalisti e bloggers di creare siti al riparo dalla censura dei loro Paesi.

Queste persone aprono in generale un blog presso un server straniero, ma la loro situazione resta sempre precaria. Paesi come la Cina o l’Iran ingaggiano hackers che lanciano attacchi contro i server. E cosi’ questi decidono spesso di sbarazzarsi di tali clienti, troppo ingombranti, chiudendo il loro conto. Reporters sans frontières e Xerobank potranno ora aiutarli, assicurando loro rifugio in un server. Sempre in maniera molto discreta. Che è la chiave del successo di tutto il progetto.


E POI L'INFORMAZIONE COSA SAREBBE???? SUPER PARTES?





Roma --- Il settimanale CHI sopprime, a sorpresa, la rubrica DOPPIA DIFESA di Giulia Bongiorno e Michelle Hunziker dedicata alle donne vittime di stalking e violenza, e sono proprio le donne a reagire infuriate. Decine e decine di mail intasano il sito con dure proteste contro “la censura ispirata certamente da Berlusconi”. Al contempo arrivano le offerte di molti quotidiani e settimanali pronti ad ospitare la rubrica. Si indigna il direttore del SECOLO Flavia Perina: “La cancellazione è avvenuta con modalità tali da avvalorare il sospetto di una meschina ritorsione per il ruolo politico svolto dalla Bongiorno in commissione Giustizia”.
(da “la Repubblica”)
Nelle foto: Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno (presidente commissione giustizia della Camera)

LA MANIFESTAZIONE anche a CONSELICE (RA)


IN PIAZZA A ROMA, PARIGI E LONDRA, FNSI E POPOLO VIOLA ANCHE OLTRE CONFINE.
La protesta: giovedì “presidi di libertà” in undici città.


ROMA: --- Undici piazze anti-bavaglio. In Italia ma anche all’estero. Non solo Roma, non solo Piazza Navona. La mobilitazione contro il disegno di legge sulle intercettazioni sarà plurale. Elegge Roma come luogo principale ma avrà succursali partecipate anche altrove. Per il pomeriggio del primo luglio sono stati finora convocati “presidi per la libertà di stampa” a Milano, Torino, Padova, Bari, Palermo, Parma. Ma anche in provincia di Foggia, a Lucera, e di Ravenna, a Conselice. E all’estero, ci saranno sit-in anche a Londra, davanti alla sede della Bbc, e a Parigi, sulla scalinata dell’Operà Bastille. Flash mob, azioni corali costruite con sciarpe viola che diventeranno per l’occasione del bavagli.
Viola come il colore del popolo che organizza la mobilitazione. Insieme all’Arci, alla Cgil, e alle associazioni Articolo 21, “Agende rosse” e “Libertà è partecipazione” hanno tutti aderito all’appello lanciato dalla Federazione nazionale della stampa: “Un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse una legge che colpisce il lavoro dei giornalisti e il diritto del cittadini di conoscere le vicende del Paese”. All’appello lanciato dal sindacato dei giornalisti hanno risposto redazioni di giornali, associazioni (la “Tavola della pace”, “Libera cittadinanza”), e partiti, dal Pd alla Federazione della sinistra, da Sinistra ecologia e libertà all’Italia dei valori. Proprio ieri Antonio di Pietro ha ribadito la partecipazione del suo partito “a tutte le manifestazioni, a Roma e nel resto d’Italia, promosse contro il vergognoso ddl sulle intercettazioni e in difesa della democrazia”. Per l’ex pm, “il ddl priva la magistratura di uno strumento fondamentale per le indagini, nega ai cittadini il diritto di avere giustizia e di essere informati, impone il bavaglio alla stampa e attenta persino alla libertà della rete”.
A Roma il luogo eletto per la manifestazione è Piazza Navona. Lì, giovedì pomeriggio, sul palco allestito per l’occasione saliranno giornalisti, costituzionalisti, attori, musicisti: da Tiziana Ferrario e Marialuisa Busi, giornaliste del TG1, a Stefano Rodotà, da Andrea Camilleri e Dario Fo (che interverranno telefonicamente) a Carlo Lucarelli e Dacia Maraini. Poi in piazza porteranno le loro testimonianze anche tutte quelle persone che sono riuscite a trovare giustizia anche grazie al lavoro dei giornalisti: si parlerà delle morti di Federico Aldrovandi e di Stefano Cucchi, del G8 di Genova, del terremoto dell’Aquila, dei morti per l’amianto e della tragedia di Ustica.
TRA LE ALTRE MANIFESTAZIONI SPARSE PER L’ITALIA, ACQUISTA UN VALORE SIMBOLICO QUELLA DI CONSELICE. NEL PICCOLO PAESE DEL RAVENNATE, DALLE 20 FINO ALL’ALBA SI DISCUTERA’, IN SPETTACOLI E PERFORMANCE, DI INTERCETTAZIONI ATTORNO ALL’UNICO MONUMENTO ERETTO IN ITALIA ALLA LIBERTA’ DI STAMPA: UNA VECCHIA “PEDALINA” UTILIZZATA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE DAI PARTIGIANI PER DIFFONDERE LA STAMPA CLANDESTINA.
Mauro Favale
(da la Repubblica del 28 giugno 2010)
NELLA FOTO: MONUMENTO ALLA STAMPA CLANDESTINA DI CONSELICE

RINGRAZIO MINNIE LA RATTA PER IL CONTRIBUTO


Caro Peter Gomez ma hanno davvero senso le provocazioni di Massimo Fini?


A distanza di qualche giorno non si placano le proteste e le indignazioni sulla rete, di molte lettrici del Fatto quotidiano (e lettori) che quell’articolo di Massino Fini del 20 giugno scorso “Due donne al prezzo di una” non l’hanno proprio digerito. Il giorno seguente Peter Gomez nell’articolo “Uomini e donne: una questione di democrazia”, ha preso le distanze dai contenuti espressi nell’articolo ma al tempo stesso ha difeso il diritto di Fini come uomo libero e “grande intellettuale dalle scelte coraggiose” di scrivere le sue opinioni, concludendo che comprende il senso delle sue provocazioni.
Davvero?
Nell’articolo, Massimo Fini, dopo averci propinato riflessioni sui rapporti tra uomini e donne tanto desolanti quanto imbarazzanbti per la banalità e la pochezza conclude il pezzo scrivendo che le donne italiane in Afganistan troverebbero uomini che “saprebbero farle rigare dritto come meritano e probabilmente desiderano”. Come fanno rigare dritto le donne in Afganistan? Con una sistematica violazione dei diritti umani, con violenze, stupri ed umiliazioni che sono state legittimate prima dal regime dei Talebani ora dall’attuale governo. E allora si può davvero capire il senso di una provocazione su una tragedia umana? Si può davvero difendere l’ironia sulle vittime del razzismo, dell’olocausto, della xenofobia, dell’omofobia, o dell’intolleranza religiosa? E se non è comprensibile il senso dell’ironia sulle vittime di queste spregevoli violenze perché dovrebbe essere comprensibile e avere un senso, l’ironia sulla violenza alle donne: forse perché le donne sono “diversamente persone”? Oppure per quel principio non detto e non scritto ma molto applicato nei secoli dalla cultura e dalla civiltà patriarcale, tanto cara a Fini, che si potrebbe riassumere nello slogan “stupri e buoi dei Paesi tuoi” ? In virtù di quel principio non detto ma evidentemente molto duro a morire, violenze considerate inaccettabili se commesse nei confronti dell’umanità quando viene vista come gruppo religioso, etnico, politico diventano un po’ più accettabili quando sono commesse nei confronti delle donne: e violenze che costituiscono negazioni dei fondamentali diritti umani divengono per incanto “tradizione e cultura” del Paese dove sono commesse. E allora l’ironia e la provocazione disgustosa sulla tragedia delle donne afgane, sbattuta in faccia alle donne italiane, trovano un senso anche sulle pagine del Fatto Quotidiano.

IL VIAGGIO DEI 400........."LO SBARCO"


A GENOVA “LO SBARCO” DELLA NAVE DEI DIRITTI
Di Alessandro Oppes

“La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi. Potete respingere, non riportare indietro, è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata”. All’una del pomeriggio, quando il sole picchia forte sul ponte di poppa della “Majestic”, Katia legge al megafono le parole di Erri De Luca. Il popolo degli “sbarchini” applaude, c’è anche chi si commuove in questo momento in cui, per la prima volta a metà della navigazione, ci si ritrova tutti insieme. Per commemorare i caduti in mare, per ricordare chi ha tentato invano di sfuggire alla miseria del Maghreb o dell’Africa sub- sahariana cercando fortuna in Europa. Ma anche per denunciare, attraverso un viaggio simbolico di ritorno verso l’Italia che hanno lasciato da anni, il declino di un paese in preda alla corruzione, al malaffare, al clientelismo, all’intolleranza, persino alla xenofobia. Italiani emigrati, non più per pura necessità di sopravvivenza, come avveniva per i nostri padri: ma anche chi è partito inseguendo semplicemente un’occasione professionale, alla fine ammette che la distanza invita alla riflessione, ti spinge a vedere con maggiore distacco le storture del sistema.
Paola Manno vive a Bruxelles da quattro anni. Qui emigrano i suoi nonni negli anni Cinquanta. Per questo ha deciso di andare a ritroso, di indagare sul passato, cercare di capire. Ha girato un documentario, “Lu core suttaterra”. Storie tragiche di una coppia di minatori, e di una vedova il cui marito moriì di silicosi. Esperienze di un passato ormai tramontato, quando “era la donna che seguiva l’uomo, mentre ora va a lavorare nelle istituzioni, ricopre ruoli importanti”. Emigra, ma a volte rientra in patria. “Io, dopo 4 anni, ho deciso di tornare – dice Paola – Sono pugliese, vedo che si stanno muovendo molte cose, voglio provare”. Lei ripone qualche speranze in Vendola, ma poi c’è un piccolo gruppo arrivato dalla Sardegna per dire che le cose sull’isola governata da Cappellacci, vanno male.
Ecco, lo spirito della “nave dei diritti” è proprio questo. Ognuno dei passeggeri – più di quattrocento – che si sono imbarcati venerdì notte a Barcellona su questo traghetto proveniente da Tangeri, può portare la sua esperienza, raccontare un caso, arricchire l’agenda delle rivendicazioni. “All’inizio avevamo individuato cinque pilastri, i temi di riflessione che ci sembravano più importanti – confessa Andrea, uno degli organizzatori de “Lo sbarco” – Lavoro, casa, istruzione, sanità, cittadinanza”. Ma poco a poco il dossier dei diritti da difendere si è esteso. Ci sono i promotori della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua voluta del governo Berlusconi. C’è chi presenta l’iniziativa “La Rai siamo noi”, lanciata dai lavoratori della sede torinese della tv pubblica, ma che si sta estendendo a tutta Italia per denunciare come si stia progressivamente distruggendo “la più grande azienda culturale” del nostro paese, ormai “preda delle aggressioni della politica”. Migliaia di esuberi dichiarati per affidare la maggior parte delle produzioni all’esterno, ad aziende private. C’è chi denuncia le contraddizioni della politica di immigrazione di un paese che proclama la “tolleranza zero”, ma poi tollera, sempre più spesso, gli atti di xenofobia.
La traversata è lunga, sono quasi venti ore dalla Catalogna alla Liguria, ma il tempo vola, tra mostre, dibattiti, proiezioni di documentari, e momenti musicali, con Tonino Carotone che fa da mattatore, e il tributo a Fabrizio De Andrè. E’ già tarda sera quando le luci del porto di Genova appaiono all’orizzonte. Un popolo pacifico si prepara allo sbarco, armato solo di idee, di fantasia e un po’ di nostalgia. Sul ponte più alto della nave, si canta “Bella ciao” e si piange.

20 giu 2010

BENVENUTO AL NUOVO MINISTRO PER L'ATTUAZIONE DEL FEDERALISMO......MA....COS'E'?????


Se non sono così, noi italiani, non li vogliamo.

Al nostro Governo sentivamo proprio la mancanza di un altro esperto in aule di tribunale.
E’ stato nominato, con tanto di giuramento, il nuovo ministro per l’attuazione del Federalismo: Aldo Brancher, anello di congiunzione tra Berlusconi imprenditore, PDL e partito di Bossi.
Credo valga la pena conoscerlo insieme.
Prima di intraprendere la carriera politica, Aldo Brancher è stato prete paolino e braccio destro di Don Emilio Mammana, il sacerdote che ha aperto il primo ufficio pubblicità di "Famiglia Cristiana", ed ha portato il settimanale dalle parrocchie ad essere uno dei periodici italiani più venduti.
Carriera politica
Dismessa la tonaca di prete paolino, inizia la carriera politica nel 1999 dopo una collaborazione come dirigente del gruppo Fininvest a partire dal 1982. Venne eletto alla Camera nel maggio 2001. Durante la XIV Legislatura, sotto entrambi i governi Berlusconi, è stato sottosegretario di Stato nel Ministero per le riforme istituzionali e la devoluzione. Rieletto alla Camera nell'aprile 2006, è stato vicepresidente del gruppo Forza Italia alla Camera durante la XV Legislatura. Nel 2008 è stato rieletto nelle liste del Popolo della Libertà.
Nel giugno 2010 è nominato Ministro per l'Attuazione del Federalismo.


PROCEDIMENTI GIUDIZIARI
Nel 1993 fu detenuto per 3 mesi nel carcere di San Vittore con l’accusa di aver pagato 300 milioni al ministro della Sanità De Lorenzo per ottenere il privilegio di destinare più spazio alle reti Fininvest per la programmazione della campagna pubblicitaria contro l’AIDS. Privilegio subito realizzato.
Aldo Brancher fu uno dei pochissimi inquisiti di Mani pulite a ricevere solidarietà dall'ambiente esterno: lo rivelò il suo datore di lavoro Silvio Berlusconi raccontando che "quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere in automobile: volevamo metterci in comunicazione con lui" (la Fininvest indice corsi e aggiornamenti di “paranormale” J).
Scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, è stato condannato con giudizio di primo grado e in appello per falso in bilancio e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano. Brancher non verrà condannato in Cassazione grazie alla PRESCRIZIONE per il secondo reato e alla DEPENALIZZAZIONE del primo da parte del governo Berlusconi, del quale faceva parte (dunque NON è STATO ASSOLTO perché non ci è stato dato di sapere).
Viene indagato a Milano per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la scalata di Giampiero Fiorani all’istituto creditizio: la Procura ha rintracciato, presso la Banca Popolare di Lodi, un conto intestato alla moglie di Brancher con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300mila euro in due anni.

Ma Aldo Brancher E’ SOLO L’ULTIMO di una serie infinita di malfattori che dimora tra le fila di un Governo corrotto, colluso e che noi italiani paghiamo profumatamente per sollevarci dai problemi che affliggono il nostro territorio.
Infatti, sono molti gli esponenti che hanno pendenze con la giustizia
Ecco l’elenco:
Primo fra tutti il Presidente del Consiglio, SILVIO BERLUSCONI, impuntato per corruzione in atti giudiziari (caso MILLS) e frode fiscale (diritti MEDIASET). Per lui, anche una richiesta di rinvio a giudizio per frode fiscale ed appropriazione indebita (MEDIATRADE – RTI) e un’indagine a suo carico per concussione e minacce. Poi i ministri ALTERO MATTEOLI, imputato per favoreggiamento. La Camera non autorizza a procedere e RAFFAELE FITTO, imputato per peculato, finanziamento illecito ai partiti ed abuso di ufficio; a questi, inoltre, bisogna aggiungere i sottosegretari NICOLA COSENTINO, indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Per lui è stato richiesto l’arresto ed inoltre GUIDO BERTOLASO, capo della Protezione Civile indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Grandi Eventi. Per non parlare poi del coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, indagato dalla Procura di Firenze per concorso in corruzione e a Roma per il reato di corruzione.
Con questa piccola e doverosa precisazione, per onestà personale, la mia logica mi impone una domanda:
“Come potrebbero B. e la sua cricca voler varare una legge anti-corruzione che farebbe colare a picco l’intero Transatlantico?”
Non facciamoci prendere in giro……MANDIAMOLI A CASA o ancor meglio IN GALERA dove si meriterebbero di stare per il resto della loro vita.

25 mag 2010

lettera a SANTORO


Mio caro Santoro,
il ventennio fascista l’ho sempre considerato roba da libri di scuola che se ben ricordo, credo di aver studiato dal riassunto del riassunto del Bignami di mio fratello, tanto lo ritenevo una perdita di tempo sottratta ai miei veri interessi sociali, ludici e fancazzisti.
Il totale disinteresse che da adolescente degli anni ’60 nutrivo per una “libertà” che ho sempre creduto un diritto sottinteso, era proprio derivato dal fatto che in questa possibilità di scelta, tutti ci sguazzavamo con estrema facilità e del fascismo vissuto solo qualche decennio prima, ne sentivamo solo parlare dai nostri nonni attraverso racconti edulcorati da aneddoti più o meno tristi ma sempre sicuramente affrontabili. Si sa che la nostra mente ha la meravigliosa facoltà di trasformare anche i vissuti peggiori in ricordi saporitamente nostalgici.
Purtroppo, solo a distanza di anni da quei giorni, inizio a capire molte cose, forse per un’acquisita maturità che allora non mi apparteneva o probabilmente per un ciclo di preoccupanti eventi ed avvicendamenti politici sui quali oggi ci stiamo affacciando, forse perché ora non credo più così sfacciatamente che la libertà mi spetti di diritto o per via di una cricca (termine di uso comune in questi giorni) di irresponsabili politici che stanno abusando del loro potere per tentare di cambiare alcuni articoli intoccabili della nostra Costituzione per un loro interesse personale, tant’è che mi trovo sempre più frequentemente a pensare a quel nefasto periodo storico, fatto di bavagli, di olio di ricino e di catene.
Mio caro Santoro, ora è il tuo momento.
Sei sceso in campo, appellandoti alla legge che ti ha appoggiato, per contrastare la prima ingiustizia determinata da quell’editto bulgaro divenuto famoso per l’epurazione di giornalisti della tua caratura, ti sei nuovamente ribellato quest’anno aggirando l’ostacolo del bavaglio all’informazione messo da quegli stessi infami politici che hanno tentato di impedire, soprattutto ai giovani, attraverso un veicolo mediatico come la tv di stato, di godere della normale informazione elettorale per poter fare una scelta oculata e ponderata.
Ma tu, sull’onda di un formidabile entusiasmo a cui tutti ci siamo appoggiati e dal quale tutti abbiamo attinto, hai aggirato l’ostacolo creando quel meraviglioso evento “Raiperunanotte” che rimarrà negli annali della storia mediatica per aver saputo rappresentare tutti coloro che credono nel diritto all’informazione a tutti i costi.
Ora non ti puoi dimettere, ora non puoi scegliere il male minore, ora non puoi decidere di uscire di scena perchè hai sempre dovuto lottare con le unghie e con i denti per mandare in onda i tuoi scoop di cui tutti però, nel bene e nel male, hanno sempre parlato e attraverso i quali è vero che hai suscitato critiche ma non si contano i consensi.
Ora non c’è bisogno che ti diciamo che se decidi di firmare le dimissioni, tutto ciò diviene, come giustamente ha detto qualcuno: “Un piacere fatto a Berlusconi pagato molto caro dai cittadini!”.
Nella posizione di leader delle masse che stai ricoprendo tu in questo momento e di rappresentante delle fasce oneste, non puoi permetterti di trasformare tutto in “sghei” come accusano quei finti giornalisti del Giornale, di Libero e del Pompiere della sera dando alla “vicenda Santoro”, come scrive Loris Mazzetti sul Fatto Quotidiano, un’interpretazione superficiale, riduttiva e soprattutto fuorviante.
No, non puoi permetterti di dare loro la soddisfazione di brindare alla tua sconfitta anzi, devi continuare ora più che mai a lottare contro la malvagità di un governo che sta spolpando una nazione per la quale i nostri predecessori hanno dato la vita.
Aiutaci con la tua caparbietà, le tue capacità comunicative, il tuo talento mediatico e la tua responsabilità di uomo informato, a ricondurre questa società in odore fascista, secessionista e dal bavaglio facile, sulla giusta via di un “diritto alla libertà” che a 16 anni ritenevo dovuto e sottinteso.
Grazie